Addio all’altra Roma

Dina Galano
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IL CASO. Nata nel 2007 come base per il consumo e la produzione sostenibile nella Capitale, la Città dell’Altra Economia oggi è in abbandono. I contratti delle piccole imprese sono in scadenza e mancano i fondi pubblici.

Alcune cooperative hanno già deposto le armi e tirato giù le saracinesche. Altre chiuderanno per tutto il mese d’agosto per, forse, riprendere a settembre. C’è chi stringe i denti per far quadrare i conti, chi cerca un altro posto per ricominciare. L’atmosfera di solitario abbandono in cui è finita la Città dell’Altra Economia di Roma è un campanello d’allarme per tutte le realtà che in Italia tentano di costruire progetti di economia e consumo consapevole, basato sui principi della produzione no profit e della vocazione sociale d’impresa. La Città è giunta al termine del primo periodo di sperimentazione e, dopo tre anni di attività e impegno, si trova a dover affrontare l’ultima beffa. I contratti di gestione dei vari comparti del Consorzio della Città sono in scadenza e l’amministrazione comunale ha rifiutato il rinnovo. Meglio, per il bilancio della Capitale, inaugurare un nuovo bando, anche se questo significa pregiudicare la continuità di un lavoro iniziato nel 2007 e ancora da ammortizzare nei costi. «L’amministrazione comunale ci ha convocato circa due settimane fa», racconta Riccardo Triosi, presidente del Consorzio che raggruppa venticinque organizzazioni, «per comunicarci che non ci sono somme da investire e che nessuna priorità sarà accordata agli attuali gestori nell’assegnazione degli spazi». Il documento di gara, assicura l’assessore ai Lavori pubblici e alle Periferie Fabrizio Ghera, «sarà ad evidenza pubblica e dovrebbe avvenire nel mese di agosto». 
 
Sono nove i comparti che convivono all’interno degli spazi recuperati dell’ex Mattatoio di Testaccio. Si va dalla Bottega del Commercio equo e solidale, al mercatino biologico certificato, all’area del Biobar e del ristorante fino agli sportelli di turismo responsabile, di Ciclo e riciclo dei materiali, di Finanza etica. La società cooperativa Rees, assegnataria del comparto del Commercio equo e solidale, è stata la prima ad andare prematuramente in vacanza. Le difficoltà di sostenere l’affitto al Comune, insieme all’incognita sul Natale che, spiegano, «è il momento dell’anno da cui dipende il buon esito dell’intero bilancio annuale», hanno convinto alla scelta definitiva.  «Siamo lasciati nel più completo abbandono», denuncia Francesco Giardina che gestisce il mercato di prodotti agroalimentari di certificazione biologica Aiab. La sua realtà, a ben vedere, è quella che ha segnato il maggior successo, con buone entrate e un positivo riscontro nel pubblico. Nel fine settimana sono molte le famiglie romane che approfittano per una passeggiata e raggiungono il centro di Monte Testaccio per fare la spesa. Giardina, perciò, è ottimista: «Non c’è alcuna ragione perché non ci venga riassegnato l’appalto», confida.
 
«In questi tre anni abbiamo costruito la bottega più grande di Roma, assunto personale, stretto collaborazioni con due cooperative di reinserimento di persone con disagio sociale o ex detenuti. È difficile negare che, con i conti in regola e la finalità di sostegno sociale, la nostra bottega meriti di cambiare gestore». Ma ciò ce veramente preoccupa, invece, «è che l’amministrazione comunale continui a disinteressarsi del progetto, lasciando tutto al degrado». Lo stesso timore che esprime Marco, alla guida del Bio-ristorante, che è sempre meno affollato per colpa delle condizioni poco curate del piazzale della Città e della zona circostante che scoraggiano la clientela. Dal canto suo, la posizione dell’amministrazione non sembra ammorbidirsi di fronte a queste denunce. «Le imprese sociale attualmente esistenti nell’incubatore», sottolinea l’assessore Ghera, «hanno goduto per tre anni di tutta l’assistenza necessaria al consolidamento del loro know how imprenditoriale e riteniamo che siano ormai in grado di sviluppare la loro attività sul mercato». Chissà, probabilmente da un’altra parte.
 
L’esperimento dell’Altra Economia, inoltre, era nato con l’obiettivo di rivalutare un’area storica del quartiere romanodi Testaccio, da tempo allo sbando: circa 3.500 metri quadrati recuperati dall’edificio delle antiche Pese del bestiame e dalle pensiline del Campo Boario sono stati ricostruiti secondo i principi di bioarchitettura e basso impatto ambientale. Dell’ambizioso progetto, alcune aree oggi restano senza aria condizionata d’estate e riscaldamento d’inverno. Se l’idea della Città era nata con l’amministrazione Veltroni, il cambio prematuro alla guida della Capitale ha generato gran parte delle difficoltà di oggi. «Non sostenere la Città dell’Altra Economia è una scelta politica», sostiene il presidente del Consorzio. Ad esempio, denuncia ancora Troisi, «i 300mila euro destinati alla promozione della Città non sono mai stati stanziati e la cura delle aree comuni, di competenza del Campidoglio, è carente al punto che ci ritroviamo noi a dover tagliare l’erba o riparare le emergenze».
 
Ma l’amministrazione non condivide la critica, e rilancia con l’apertura di un secondo bando «per un soggetto gestore che si occuperà dei servizi di segreteria, guardiania, polizia e manutenzione e che, contestualmente a questi servizi che offre al Dipartimento, avrà la gestione delle aree comuni delle attività di ristorazione e organizzazione di eventi nel piazzale». Per il Consorzio, però, questo è l’ennesimo tentativo del Comune di «sottrarsi agli impegni economici presi, con il rischio di aprire a soggetti che, con l’obiettivo di produrre reddito, abbandonano i principi del no profit». 
 
Di fronte a uno scenario politico che, ammette Troisi, «non ci aspettavamo così cambiato», le cooperative esistenti sperano nella correttezza della nuova aggiudicazione, convinti della bontà di un’idea che, in origine, avrebbe dovuto guidare l’intero scenario socio-economico e culturale della Capitale. Le occasioni che dovevano trasformare la Città in un polo apripista per la nascita di altre attività “responsabili” a Roma e nel Paese (convegni, feste e mercatini, solo per fare degli esempi) si sono ridotte alla sopravvivenza, con l’ulteriore amaro risultato di creare tensioni interne tra gli stessi gestori. In assenza di un fronte comune, a perderci sarà l’intera Città.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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