Afghanistan, entro il 2014 sicurezza in mano a Kabul
VERTICI Incontro dei Paesi donatori nella capitale afgana. Pieno consenso al programma di pacificazione del presidente Hamid Karzai, che prevede di affidare la gestione del Paese alle forze interne tra quattro anni
Sarà il 2014 sarà l’anno zero dell’Afghanistan. Quello di un nuovo inizio. Quello in cui il Paese inizierà a stare in piedi con le sue forze, a muoversi con le sue gambe e soprattutto a difendersi con le sue braccia dai numerosi nemici che attentano alla sua integrità e alla sua sicurezza. Questa la promessa fatta ieri dal presidente Hamid Karzai davanti agli oltre 70 rappresentanti di Paesi donatori e organizzazioni, internazionali e regionali, giunti a Kabul per partecipare alla conferenza internazionale organizzata dal leader per tentare di imprimere una svolta alla situazione del Paese e all’ormai quasi decennale guerra contro le forze talebane. Un obiettivo che il capo di Stato afgano ha raggiunto in pieno, ottenendo la fiducia di tutti i suoi interlocutori, Stati Uniti in testa, sul suo programma di pacificazione del Paese. Al termine del vertice, infatti, i partecipanti hanno approvato un documento finale che esprime il loro sostegno a tutti gli obiettivi indicati da Karzai e alle richieste da lui avanzate per il loro raggiungimento. Prima tra tutte, quella di un maggior controllo da parte del governo di Kabul sui fondi provenienti dagli aiuti internazionali. Dall’inizio dell’intervento militare alleato, alla fine del 2001, solo il 20 per cento dei circa 40 miliardi di dollari promessi è passato attraverso i canali governativi, accusati da più parti di inefficienza e corruzione. Da ora invece, su esplicita richiesta del leader, la percentuale salirà al 50, consentendo all’esecutivo una gestione più diretta dei finanziamenti. «Siamo felici», ha sottolineato Karzai «che la comunità internazionale in generale e gli Stati Uniti in particolare si siano impegnati a canalizzare il 50 per cento dei loro aiuti attraverso il governo nei prossimi due anni. Il nostro sistema è forte e migliora, e noi stiamo facendo del nostro meglio insieme ai donatori per creare la fiducia necessaria a convogliare le risorse attraverso il budget afgano». Nel corso della conferenza il capo di Stato si è detto convinto che le forze afgane saranno in grado di provvedere autonomamente alla sicurezza del Paese a partire dal 2014. Un proposito ritenuto condivisibile da tutti i partecipanti.
«La comunità internazionale esprime il suo sostegno all’obiettivo del presidente dell’Afghanistan, secondo il quale le forze armate nazionali devono gestire e condurre le operazioni militari in tutte le province entro la fine del 2014», si legge nel comunicato finale del vertice. Per raggiungere questo risultato Karzai porterà il numero di militari a oltre 170mila e quello dei poliziotti a 134mila entro l’ottobre del 2011. Una data non certo scelta a caso: come ha ricordato il segretario di Stato Usa Hillary Clinton, presente a Kabul, pochi mesi prima, precisamente a luglio dell’anno prossimo, dovrebbe iniziare infatti il ritiro degli Stati Uniti dal Paese afgano. «Luglio 2011 è una data che dimostra il nostro senso di urgenza e la determinazione con cui vogliamo raggiungere il nostro obiettivo», ha dichiarato la Clinton. «Il processo di transizione che abbiamo avviato è troppo importante per portarlo avanti all’infinito». L’alto funzionario del governo Usa ha comunque voluto precisare che «questa data rappresenta l’inizio di una nuova fase e non la fine del nostro impegno. Non abbiamo intenzione di abbandonare la nostra missione, che è quella di raggiungere un Afghanistan pacifico, sicuro e stabile». Ultimo importante risultato è infine quello che Karzai ha ottenuto guadagnando l’appoggio dei Paesi donatori al suo piano di reintegrazione degli ex combattenti talebani. Un progetto che punta a tendere la mano ai guerriglieri nel tentativo di porre fine ai quasi 9 anni di guerra che hanno insanguinato il Paese. Come già sottolineato più volte, anche ieri il leader ha ricordato che questa possibilità sarà offerta solo a coloro che «rinunciano alla violenza; non hanno legami con organizzazioni terroristiche; rispettano la costituzione e hanno intenzione di proseguire con il cammino di pacificazione».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







