In Arizona entra in vigore la legge anti immigrati
DIRITTI. Domani diverrà esecutiva la legge che permette alla polizia di fermare cittadini sospettati di essere “irregolari” e espellerli in direttissima. Si moltiplicano le manifestazioni di protesta in tutti gli Usa.
Da oggi se sei messicano o latino meglio non mettere piede in Arizona», racconta a Terra Sam Pena, un giovane ricercatore di Los Angeles ispanoamericano. Alla mezzanotte di giovedì entrerà in forze la controversa Arizona Immigration Law, approvata lo scorso aprile, che definisce l’immigrazione clandestina come reato penale, sanzionabile con una multa di 2500 dollari e fino a sei mesi di galera, con aggravanti per violazione ripetuta. Fatto ancor più grave è che sarà applicabile a chiunque non riuscirà a dimostrare il proprio status durante un controllo di polizia. Insomma basterà avere un look vagamente latino, aver lasciato la carta d’identià a casa per essere sospettati di essere sans-papier e quindi essere arrestati.
Una legge per molti chiaramente incostituzionale visto che si basa su assunti razziali e su un eccessivo potere decisionale delle forze dell’ordine, che posso decidere arbitrariamente, in base a colore della pelle o aspetto chi può essere un immigrato illegale. La Casa Bianca è impegnata nel tentativo di fermare la legge, della quale ha più volte condannato l’incostituzionalità, ma fin ora non è riuscita a bloccarla. Questo autunno, o più probabilmente a gennaio, il congresso americano comincerà a discutere un testo per riformare le leggi sull’immigrazione, divenute più dure dopo l’11 settembre 2001. L’Arizona Immigration Act, seppur ben visto dal 43% degli americani, ha molti nemici. Persino tra le forze dell’ordine, come Martin Escobar, sceriffo di Tucson, Arizona, che ai microfoni di Sky News ha dichiarato: «nonostante comprenda che abbiamo un problema con l’immigrazione, non possiamo fermare ogni persona che sembra ispanica per determinare se è illegale o meno».
In tutto il paese tra oggi e domani il movimento dei diritti civili scenderà in piazza per protestare contro la legge con azioni clamorose. A New York attivisti latinos occuperanno lo stadio durante la partita di baseball tra i newyorkesi Mets e i Diamondbacks dell’Arizona. «Niente di personale contro i giocatori», dice Julio Pabon, direttore dell’associazione dei giornalisti sportivi ispanici, organizzatore della protesta. «Ma i Diamondbacks sono ambasciatori del loro stato». A Phoenix, capitale dello stato delle Rocky Mountains migliaia di persone stanno arrivando per partecipare a varie manifestazioni e azioni dimostrative. Una dozzina di autobus multietnici arriverà da Los Angeles senza nessun tipo di documento d’identificazione.
Attivisti armati di telecamera riprenderanno lungo il confine eventuali abusi da parte delle forze dell’ordine mentre andranno avanti per settimane i picchetti davanti alla sede del governatore Jan Brewer, «Non ci fermeremo con la protesta visto che altri 21 stati vorrebbero seguire l’Arizona», ha dichiarato Paulina Gonzalez, portavoce del gruppo We Are All Arizona. Il distretto scolastico di Tucson ha passato un provvedimento per impedire l’applicazione della legge all’interno delle proprie scuole. Il Messico dal canto suo, ha inviato ispettori della Comissione diritti umani per monitorare che non vengano commesse infrazioni ai punti di confine.
Ma i poliziotti più oltranzisti sembrano non curarsi delle proteste.«Non tollereremo alcun tipo di disobbedienza civile», ha dichiarato Joe Arpaio, sceriffo della contea Maricopa. «Se i dimostranti vogliono bloccare le nostre prigioni, ci finiranno dentro». Si consiglia ai cittadini italiani che si apprestano a visitare l’Arizona di portare sempre con se il passaporto. O di non recarsi affatto.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







