Beppe Montana 25 anni dopo

Enrico Fontana

RICORDI. «I nostri successi non sono il frutto solo delle investigazioni ma anche del progresso culturale». E' una delle frasi di Beppe Montana scelte da Luigi Ciotti, il presidente di Libera, per ricordare il dirigente della “Catturandi” di Palermo, ucciso dalla mafia il 28 luglio del 1985.

«I nostri successi non sono il frutto solo delle investigazioni ma anche del progresso culturale». E' una delle frasi di Beppe Montana scelte da Luigi Ciotti, il presidente di Libera, per ricordare il dirigente della “Catturandi” di Palermo, ucciso dalla mafia il 28 luglio del 1985. Un delitto avvenuto in mezzo alla folla, di domenica, al molo di Porticello, piccolo borgo di pescatori alle porte di Palermo. Don Ciotti è a Catania, per il 25° anniversario di quel delitto. Il dirigente della Mobile di Palermo, agrigentino di nascita, era andato a vivere con la famiglia a Catania, dove si era laureato in Giurisprudenza, prima di vincere il concorso ed entrare in Polizia.
 
Il pensiero del presidente di Libera è tutto rivolto ai giovani. Come quelli che hanno dato vita alla cooperativa sociale “Beppe Montana”, nata quest’anno e che gestisce 75 ettari di terreni sottratti alle cosche proprio in provincia di Catania. «C’è un’altra frase importante di Montana – racconta Ciotti – da ricordare: dobbiamo spiegare ai giovani chi sono e come vivono i mafiosi, dobbiamo convincerli perché da soli non ce la possiamo fare». In questa estate di ricorrenze e celebrazioni (il 6 agosto è il 25° anniversario dell’uccisione del commissario Ninni Cassarà, grande amico di Montana, e dell’agente Roberto Antiochia) sono proprio loro, i giovani, ad essere protagonisti dei campi di volontariato nei terreni gestiti dalle cooperative sociali di Libera terra: oltre 2.500 ragazze e ragazzi, impegnati in Sicilia e in Calabria, in Puglia, Campania, Lazio e Piemonte.
 
Lavorano fianco a fianco con i soci delle cooperative, incontrano i familiari delle vittime di mafia, ascoltano le testimonianze di chi ha avuto il coraggio di denunciare il racket. S’informano, ricordano, comprendono meglio la realtà in cui vivono. «E' la  cultura che dà la sveglia alle coscienze – dice il presidente di Libera -. E la cultura, l’informazione sono fondamentali per la democrazia del nostro Paese». Non sono state scelte a caso, insomma, le frasi con cui don Ciotti ha deciso di ricordare Beppe Montana e il suo insegnamento, ancora attualissimo venticinque anni dopo la sua morte.
 
Mai come in questi giorni, infatti, si discute del diritto all’informazione, messo seriamente in pericolo. E di cultura della legalità. Ma nel frastuono delle polemiche rischiano di passare sotto silenzio esempi, come quello di Montana, Cassarà e Antiochia, che dovrebbero far riflettere tutti. Non c’è futuro per un Paese che rinuncia al dialogo con i giovani e al progresso culturale. Merce rara nell’Italia di oggi.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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