Biocombustione e alghe. Il futuro in laboratorio

Alessio Nannini
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STUSIO Exxon Mobil e Synthetic Genomics hanno dato l’avvio a un esperimento per individuare biocarburanti algali efficienti ed economicamente competitivi. Un progetto privato che però non coinvolge alcun governo

 
La Exxon Mobil Corporation e la Synthetic Genomics Inc. di Craig Venter hanno annunciato l’avvio del piano Algae biofuels program, finalizzato alla ricerca e alla sperimentazione di biocarburanti algali. Il primo laboratorio sarà realizzato in California entro la metà del 2011, e permetterà di individuare le alghe più fertili e i metodi di produzione più efficienti per ottenere i futuri biocarburanti economicamente competitivi e a basse emissioni di anidride carbonica. Emil Jacobs, presidente della ricerca della Exxon Mobil, si è detto ottimista sui risultati dell’esperimento: «È un momento importante in questa fase iniziale del nostro programma perché ci accingiamo a verificare l’ipotesi che i biocarburanti da alghe possano davvero diventare un’opzione commercialmente valida e contribuire in maniera significativa a soddisfare la futura domanda di energia». Se gli obiettivi di ricerca e sviluppo saranno raggiunti con successo, la compagnia petrolifera prevede un investimento nel programma di oltre seicento milioni di dollari nei prossimi dieci anni, la metà dei quali come contributo di ricerca alla Synthetic Genomics, di cui è fondatore Craig Venter, scienziato alla ribalta delle cronache di tutto il mondo per avere annunciato, a fine maggio sulla rivista Science, di avere costruito in laboratorio la prima cellula artificiale in grado di moltiplicarsi come qualsiasi altra cellula vivente.
 
Per il biologo statunitense «la futura serra rappresenta una tappa importante della nostra collaborazione perché ci permette di studiare ogni aspetto delle alghe quale fonte per la produzione di biocarburanti rinnovabili». I ricercatori avrebbero già compiuto notevoli passi avanti, isolando un gran numero di possibili tipologie di alghe e sviluppandone le condizioni di coltivazione affinché queste varietà possano essere più fertili. Sono poi stati avviati studi sulla sostenibilità dell’intero ciclo produttivo per valutare l’impatto di ogni fase del processo sulle emissioni di gas a effetto serra, sull’uso dei terreni e delle risorse idriche. «Siamo impazienti di andare avanti con questo importante progetto di ricerca attraverso nuove fasi di sviluppo», dice Venter. Siamo impazienti anche noi, che a differenza del biologo abbiamo una curiosità in più: perché una ricerca di questo tipo, che promette di essere rivoluzionaria per il sistema dei trasporti, non ha avuto il sostegno da parte di alcun governo?

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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