Caliendo sulla graticola
SCANDALO P3 L’Idv presenta la mozione di sfiducia, mentre si fanno sempre più insistenti le voci di un’iscrizione del sottosegretario alla Giustizia nel registro degli indagati da parte della Procura di Roma
Con il gruppo dei “quattro sfigati” di Flavio Carboni aveva un rapporto «soltanto culturale», si è difeso il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo. La sua posizione però al momento è molto delicata. Alla fine degli interrogatori sulla cosiddetta P3, che i pm Capaldo e Sabbelli stanno tenendo in questi giorni, il suo potrebbe essere il prossimo nome ad essere iscritto nel registro degli indagati. L’Idv ha presentato ieri una mozione di sfiducia, chiedendone le dimissioni immediate. Stando, infatti, a quanto raccontano gli inquirenti, il ruolo di Caliendo non è stato secondario all’interno dell’organizzazione che si prefiggeva di «condizionare il funzionamento degli organi costituzionali ». Carboni e compagnia, secondo il gip, miravano innanzitutto al condizionamento della magistratura; dunque, poter disporre di un sottosegretario alla Giustizia avrebbe avuto un grande valore strategico. L’informativa dei Carabinieri colloca Caliendo ben saldamente all’interno del gruppo: «Altri personaggi (oltre a Verdini e Dell’Utri, ndr) vicini al gruppo – scrivono gli ufficiali dell’Arma nel dispositivo - che prendono parte alle riunioni nel corso delle quali vengono organizzate le principali operazioni o che paiono fornire il proprio contributo all’attività di interferenza, sono individuabili nel giudice Arcimbaldo Miller, Antonio Martone e nel sottosegretario alla giustizia Giacomo Caliendo». Il politico del Pdl, ex sostituto procuratore presso la Corte di Cassazione, appare, dalle intercettazioni, come l’elemento di snodo tra il sottobosco degli uomini di Carboni e l’apparato istituzionale. Dopo la cena del 23 settembre 2009 sul lodo Alfano, cui partecipano anche Dell’Utri, Verdini e Miller, la prima telefonata che fa Pasquale Lombardi, cui era affidato l’incarico di avvicinare i magistrati della Corte Costituzionale, è proprio a Giacomo Caliendo, anch’egli presente alla cena.
Con lui, Lombardi concorda la linea: «E poi stasera chiamo Antonio (presumibilmente Martone) perché abbiamo fatto un discorso anche per quanto riguarda la Corte Costituzionale. Amm’ fa’ nu poc’ na conta a vedé quani sonn’ i nostri e quanti sonc i lor», dice mescolando il dialetto italiano all’italiano zoppicante. Il rapporto tra i due è abbastanza stretto. Nel 2004 è fondatore e presidente del Centro studi giuridici “Diritti e Libertà”, che è lo strumento usato da Lombardi per intessere relazioni con i magistrati. In occasione dell’esclusione della lista di Formigoni dalla competizione elettorale nell’aprile scorso, sembra quasi che i due agiscano di concerto per avere una sentenza favorevole da parte del tribunale di Milano al ricorso presentato dal centrodestra. Lombardi ritiene che la soluzione possa darla Alfonso Marra, presidente della Corte di Appello di Milano, per la cui nomina Lombardi si è molto speso presso le sue conoscenze. Caliendo ha però dei dubbi rispetto al fatto che il magistrato possa fare un intervento sulla questione: «Non lo fa, non lo fa...già c’ho parlato», dice durante una conversazione telefonica con Lombardi. Il quale gli risponde stizzito: «Embè è fesso allora... che cazzo sta pazziando...chiamatello, che non si sa mai».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






