Cina, peggiora la qualità dell’aria in 113 città

Paolo Tosatti
esteri2.jpg

AMBIENTE. Rispetto al 2009, la percentuale di “giorni di aria pulita” è calata dello 0,3 per cento, mentre la quantità di agenti inquinanti è cresciuta. A dirlo è un rapporto del ministero per la Protezione ambientale.

Sempre più difficile respirare aria pulita e bere acqua non inquinata nel Paese della Grande Muraglia. Secondo un rapporto pubblicato ieri dal ministero della Protezione ambientale di Pechino, nel 90 per cento dei giorni dei primi sei mesi dell’anno i centri di rilevamento e controllo della qualità dell’aria diffusi in tutto il territorio cinese hanno registrato in 113 città un livello inferiore al Grado 2, lo standard nazionale che indica la presenza di un’atmosfera accettabile e sostanzialmente sana.
 
Rispetto all’anno passato, la percentuale di “giorni di aria pulita” sarebbe calata dello 0,3 per cento, mentre la quantità di agenti inquinanti sarebbe cresciuta da 0,002 milligrammi per metro cubo a 0,091. Una serie di dati negativi che non ha mancato di destare l’immediata preoccupazioni delle autorità. «È la prima volta dal 2005 che queste città registrano una riduzione della qualità della loro atmosfera e un incremento degli elementi nocivi in essa presenti», ha sottolineato Tao Detian, portavoce del dicastero. «Questo significa che il Paese si trova ad affrontare una situazione difficile nella lotta contro l’inquinamento». 
 
Secondo il dossier sarebbero tre i fattori alla base del peggioramento: le tempeste di sabbia che dai deserti del Gobi e del Taklamakan investono gran parte della Cina settentrionale, la crescita «delle costruzioni e dei progetti industriali» collegati alla ripresa economica e il numero in costante aumento delle automobili in circolazione. Un aspetto quest’ultimo direttamente collegato al sorprendente sviluppo del settore automobilistico cinese: l’anno scorso Pechino ha battuto Washington per numero di vetture vendute, 12,7 milioni contro 10,3, con un sorpasso storico che se ha fatto bene alle tasche della case automobilistiche cinesi, ha avuto sicuramente ripercussioni non altrettanto positive sull’ambiente.
 
E anche se oggi in Cina il numero dei veicoli a motore è piuttosto contenuto rispetto alla popolazione (meno di 100 milioni su un miliardo e 300 milioni di persone), quello che non manca di suscitare apprensione nelle autorità è la rapidissima crescita del comparto, che nel solo dicembre dell’anno scorso ha fatto registrare un balzo in avanti del 92 per cento su base annua. 
 
Oltre che per l’aria, però, la Cina è preoccupata anche per lo stato di salute delle sue acque. Il sistema usato da Pechino per classificarne la qualità prevede sei gradi, che vanno dal primo («Buona da bere») al sesto («Inutilizzabile per qualsiasi scopo»). Dopo aver evidenziato che tutte le acque del Paese sono «moderatamente inquinate», il rapporto del ministero per la Protezione ambientale mostra che oltre un quarto di esse (esattamente il 26,4 per cento) fa registrare un livello compreso tra il quarto («Buona per l’irrigazione agricola») e il quinto («Utilizzabile solo a scopo industriale»). Un risultato peggiore rispetto alla percentuale del 24,2 che era stata riscontrata l’anno precedente, ed anche in questo caso direttamente collegato al rapido sviluppo delle industrie del gigante asiatico.  
 
Il documento sottolinea che l’inquinamento delle acque riguarda alcuni dei principali sistemi idrici della Cina, come il fiume Liaohe, tributario dello Huang He (il Fiume Giallo, il maggiore della Cina settentrionale) e del fiume Haihe, il Lago Taihu, nel delta dello Yangtze (il Fiume Azzurro), e il Lago Dianchi, nella provincia dello Yunnan. «I dati mostrano che la qualità di più delle metà delle acque cinesi è ormai al di sotto degli standard internazionali di utilizzo a scopo alimentare», ha dichiarato a riguardo Ma Jun, direttore dell’Istituto per gli affari pubblici e ambientali, organizzazione non governativa con sede a Pechino. «Questo significa in parole povere che non possono essere bevute».
 
Il rapporto appena pubblicato dimostra ancora una volta che una delle principali sfide che la Cina si troverà ad affrontare nei prossimi anni sarà quella di contemperare le esigenze di tutela dell’ambiente con quelle collegate al suo sviluppo. Dall’abilità con cui le sue autorità sapranno affrontarla dipende non solo il futuro del colosso asiatico, che ospita un quinto della popolazione mondiale ed è in grado di influenzare con la sua crescente capacità produttiva gli equilibri economici globali, ma quello dell’intero pianeta.  

La prima pagina del giornale
2412_TERRA_001.jpg

Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
Ultime discussioni
OpinioneAppello per la Pace e i diritti nella Regione Kurda
da alessiodiflorio
 - 07/02/2012 - 22:09
Opinionela neve, il gas, la pace
da pietro ancona
 - 07/02/2012 - 18:53
Opinionel'anima nera dell'Europa
da pietro ancona
 - 06/02/2012 - 21:56
OpinioneIl Dio dei gatti
da robertod1961
 - 29/01/2012 - 16:05
OpinioneIl corporativismo al tempo di Monti
da pietro ancona
 - 24/01/2012 - 15:31