Classe media in crescita nella Cina del miracolo

Gino Fusco da Pechino
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REPORTAGE Dei 900mila studenti che ogni anno conseguono una laurea, molti hanno trascorso anni di formazione all’estero. Quando torneranno, potranno mettere a frutto un bagaglio di conoscenze enorme

 
Harry, questo è il nome con cui il padrone di casa ama presentarsi. Il suo inglese è ottimo, ha viaggiato in Europa, in Canada, in Africa e in tutto il Sud-Est asiatico. Ma parla meglio l’arabo perché l’ha studiato all’università e perché ha lavorato per un anno in Medio Oriente. Il suo prossimo traguardo è un lungo tour in Sudamerica e per questa ragione sta imparando lo spagnolo. Nel suo appartamento la confusione regna sovrana, non ha senso avere una casa tutta perfettina quando si è sempre sul piede di partenza. A descriverlo così questo ragazzo alto e simpatico, sempre sorridente, potrebbe sembrare il ritratto della gioventù danese o tedesca, poliglotta e cosmopolita. Invece Harry è cinese purosangue, di etnia han, e quando non è in viaggio vive e lavora a Pechino dove ha anche frequentato l’università. Conosce una gran quantità di gente, in maggioranza stranieri residenti nella capitale o turisti di passaggio. Casa sua è un porto di mare dove ogni sera si incontrano persone diverse provenienti dai quattro angoli del mondo.
 
Harry non è una mosca bianca ma il prodotto di una nazione che noi crediamo incatenata e che invece è tutt’altro. La Cina lavora per sostenere il confronto con le grandi potenze del mondo globalizzato nella dura competizione verso la leadership mondiale e per questo ha bisogno di una classe media forte, impostata sul modello occidentale e capace di imporsi sui mercati all’interno e all’esterno dei confini nazionali. Una classe media che non sia affetta da provincialismo e complessi d’inferiorità ma che sia forte e cosciente dei propri mezzi, che conosca il mondo e sappia dargli del tu. Come fa Harry. Ecco dunque che i ragazzi cinesi del terzo millennio viaggiano, studiano e vivono all’estero, lavorano per arricchirsi e aspirano a una felicità che ha quasi il sapore del “sogno americano”. Secondo l’agenzia governativa China Tourism Academy, 54 milioni di turisti partiranno dalla Cina nel 2010 verso destinazioni nel mondo intero. Dei 900mila studenti che ogni anno conseguono una laurea nelle università cinesi, molti hanno trascorso lunghi anni di formazione all’estero. In 230mila attualmente frequentano corsi oltreconfine, in maggioranza in istituti europei e americani. Quando torneranno in patria, magari con un master di buon livello nel portafogli, potranno mettere a frutto un bagaglio di conoscenze enorme, tutto a vantaggio del proprio Paese. In senso inverso si calcola che, durante tutto l’anno 2010, 100 milioni di stranieri avranno frequentato corsi di mandarino. La Cina è l’albero della cuccagna del futuro e la conoscenza della lingua è il requisito indispensabile per coglierne i frutti migliori. In molti l’hanno capito e si sono organizzati di conseguenza.
 
L’ha capito Antonio, napoletano verace dai capelli lunghi e dal carattere enigmatico che affitta una stanza da Harry. Su internet si autodefinisce un alieno e forse non scherza affatto. Laureatosi all’Orientale di Napoli, è partito prima in Giappone e poi in Cina, giusto per capire che aria tira. Visto l’andazzo, ha spedito un po’ di domande via posta elettronica presso imprese dislocate in “terra di mezzo” e ora ha due lavori part-time a Pechino con i quali guadagna l’equivalente di un migliaio di euro al mese. Non è una montagna di soldi ma più che abbastanza per vivere felicemente in una grande capitale dai costi contenuti, dove divertimento e gioventù non mancano davvero.
 
Pechino rimane una grande sconosciuta, nonostante le Olimpiadi che l’hanno svelata al mondo. La grande onda del turismo occidentale non ha ancora scoperto questa città magnifica che offre modernità e attrazioni quanto Berlino, Milano o Mosca. Una coppia di giovani europei a passeggio sottobraccio sulla esplanade del parco olimpico viene additata con curiosità e non mancano i giovani che fanno a gara per avere una foto ricordo. I bambini strabuzzano gli occhi e urlano divertiti “wai guo ren”, gli stranieri. Forse non ne hanno mai visti così da vicino. Il turismo interno invece è un’industria scoppiettante, ricca di promesse come in Italia negli anni Settanta, quando bastava sistemare un ombrellone e una sdraio su una spiaggia qualsiasi per entrare in affari. Secondo Chinadaily, il numero di viaggi interni venduti quest’anno potrebbe raggiungere la cifra incredibile di due miliardi. Per avere un’idea di cosa significa basta trascorrere un paio d’ore al meraviglioso Palazzo d’Estate dell’imperatore, nella calura asfissiante di luglio, e perdersi nella ressa incessante di visitatori provenienti da ogni angolo del Paese. Anche questo è un prodotto della crescita di quella classe media che è depositaria dei vantaggi del mondo moderno. I cinesi sempre più si arricchiscono e sempre più vogliono viaggiare e divertirsi. Il loro stesso Paese, immenso e ricco di diversità, è la prima meta desiderata.
 
Un giovane intellettuale francese di passaggio a casa di Harry, in viaggio da due anni tra la Manciuria e il Guangdong, si è fatto un’idea piuttosto originale di questa nazione infinita. «La Cina di oggi è l’ambiente perfetto per lo sviluppo del capitalismo », dice. Mercato libero da regole morali, mancanza quasi assoluta di garanzie sindacali per i lavoratori, disponibilità enorme di capitale. Il ragionamento non fa una grinza. Non è un caso che la crescita della classe media non corrisponda a un proporzionale incremento di ricchezza per tutta la popolazione. Nel 2007, secondo la Cia statunitense, il coefficiente di Gini che misura la distribuzione della ricchezza segnava un preoccupante 41,5 in crescita, sempre più vicino al disastroso 45 degli Usa. Persino l’agenzia di stampa ufficiale Xinhua lamentava giorni fa «l’aumentare delle disuguaglianze sociali» nel Paese.
 
Ma, come negli Usa, la classe media del miracolo economico ha tutto da guadagnare da questa nuova Cina ricca e poliglotta, che guarda al mondo senza soggezione. Nel 2015 la China Tourism Academy prevede un record di 100 milioni di cinesi in viaggio di piacere fuori dai confini nazionali e sicuramente Harry sarà uno di questi, in Sudamerica o chissà dove, sacco in spalla e sorriso raggiante. La vita non potrebbe essere migliore.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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