Friuli, i depuratori sotto accusa

Elena Placitelli (Terra a Nordest)
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GOLETTA VERDE. In nove punti critici individuati dagli ambientalisti, gli esiti delle analisi hanno sforato di gran lunga i limiti consentiti dalla legge.

Un mare di liquame. É il risultato delle analisi condotte su campioni d’acqua prelevati di recente da Legambiente lungo tutto il litorale del Friuli Venezia Giulia. In nove punti critici individuati dagli ambientalisti, gli esiti delle analisi hanno sforato di gran lunga i limiti consentiti dalla legge. Parametri troppo ostativi? Per niente: proprio quest’anno è infatti entrata in vigore la nuova normativa sulla balneabilità, che ha introdotto limiti assai più permissivi del passato. Sotto accusa il sistema di depurazione: spesso inefficiente, in alcuni casi del tutto assente. Quando esistono i depuratori, mancano gli allacciamenti degli utenti. E se esistono gli impianti, vengono tenuti male. É il caso di Trieste, dove si è riscontrata una falla sul depuratore sottomarino di Servola.
 
Col risultato che il liquame scarica in mare proprio nei pressi dell’area protetta di Miramare, proprio vicino a dove il castello incornicia il paesaggio a lato del golfo di Trieste. In quel punto, le analisi hanno dimostrato che l’acqua è gravemente inquinata, con livelli di contaminazione sei volte superiore ai limiti di legge. Immaginiamo un “tubone”, che porta il liquame dei residenti in mare aperto. La conduttura funziona da depuratore, nel senso che quando lo scarico avviene alla bocca del “tubone”, il liquame dovrebbe essere depurato. Ma se le condutture sono tenute male, si rompono. E se si rompono, quello che ne esce è tutto fuorché depurato. «Il risultato – denuncia Legambiente - è un grave pericolo per la salute dell’ecosistema marino».
 
In Friuli Venezia Giulia l’allarme inquinamento si è alzato la settimana scorsa dal porto di San Giorgio di Nogaro, in provincia di Udine, dove ha attraccato la Goletta Verde di Legambiente. É il 25esimo anno di fila che la barca costeggia la Penisola affiancata da un’equipe di biologi che provvede ai prelievi d’acqua. Lo scopo è quello di monitorare lo stato di salute delle coste e delle acque italiane. Si individuano i punti che vengono considerati più a rischio: «Una scelta consapevole – spiega Lino Santoro, del comitato scientifico -. Perché sono proprio quelli i punti che si deve indagare». I campioni d’acqua vengono prelevati in barattoli sterili e conservati in frigorifero fino al momento delle analisi, effettuate in laboratori mobili entro le 24 ore.
 
Oltre alla temperatura dell’acqua e alla sua salinità, vengono indagati i parametri microbiologici: la quantità di enterococchi intestinali ed escherichia coli presenti su 100millilitri d’acqua. Le minacce più gravi per i 111 chilometri di coste friulane arrivano dalle foci dei fiumi, che rappresentano quattro dei nove punti critici rilevati dall’imbarcazione ambientalista. Sotto accusa le foci dell’Aussa Corno, dell’Isonzo, dello Stella e del Tagliamento. Ma i campanelli d’allarme sono suonati anche per la località Pantanel di Lignano Sabbiadoro (vicino a dove scarica il depuratore) e a Marina Julia di Monfalcone, che invece è un lido accessibile alla popolazione. E ad entrare nell’elenco da codice rosso, pure due località del comune di Grado, Punta Sdobba e il canale Fossalon.
 
Ma non basta. La situazione si aggrava se si considerano anche i casi di illegalità. Tra abusi edilizi, pesca illegale, scarichi abusivi e infrazioni al codice della navigazione, la Goletta Verde ne ha contati in media 1,6 per chilometro di costa. Inevitabile l’appello di Giorgio Cavallo, presidente regionale di Legambiente, che chiama in causa «tutte le istituzioni e i soggetti competenti a intervenire per superare una volta per tutte il problema delle depurazioni e degli scarichi illeciti». Se è vero che per ogni notizia cattiva ce n’è una buona, nella guida blu di Legambiente sono state inserite Grado e Lignano Sabbiadoro, con rispettivamente due e una vela per la capacità di coniugare l’offerta turistica con il rispetto dell’ambiente.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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