Fuori il Ponte dall’università

Ylenia Sina

MESSINA. Polemica per la decisione dell’Ateneo di affidare la realizzazione di nuove opere al consorzio Eurolink.

«Fuori il Ponte dall’Università». Con questo slogan gli attivisti No Ponte hanno manifestato martedì pomeriggio sulla scalinata del Rettorato dell’Università di Messina, in occasione della riunione del Senato Accademico. Oggetto della protesta la decisione dell’Ateneo di affidare al Consorzio Eurolink, il general contractor per la progettazione e l’esecuzione dei lavori del Ponte sullo Stretto, un edificio del Polo Scientifico di Papardo, ampio oltre 4.000 metri quadrati.
 
Una struttura che, grazie alla collaborazione con “Sviluppo Italia”, una Spa pubblica nata per promuovere le imprese, è destinata a diventare un “Incubatore di Imprese”, per favorire la ricerca e l’innovazione, e per garantire, soprattutto ai giovani laureati, spazi, servizi e strumenti a costo contenuto. «Il Consorzio Eurolink non ha nessuna delle caratteristiche previste dalla convenzione» denunciano gli attivisti. Come spiega Guido Signorino, ordinario di Economia Applicata e responsabile della sezione “Economia” del Centro Studi per l’Area dello Stretto “Fortunata Pellizzeri”, «non si tratta di una impresa nuova, risultando dalla costituzione in consorzio dell’associazione di imprese vincitrici della gara per il general contractor per la progettazione, costruzione e gestione del Ponte sullo Stretto di Messina, avvenuta tra il 2005 ed il 2006».
 
Oltre a questo il docente universitario fa notare come «il progetto del ponte non è frutto di ricerca dell’Università di Messina e non sia costituito da giovani imprenditori non sufficientemente attrezzati per affrontare i costi normali della permanenza sul mercato». Anche la durata di locazione, definita in una permanenza massima di 60 mesi, non potrebbe essere rispettata data la durata minima dei lavori per il ponte stabilita in 80 mesi.
 
Durante la protesta a nulla è servita la richiesta dei No Ponte di incontrare il Rettore Tomasello «che, dopo una serie di rinvii» raccontano gli attivisti «ha chiuso ogni possibilità di interlocuzione con il Senato Accademico».  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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