Gianfranco Fini e la debole restaurazione conservatrice

Alessio Postiglione

COMMENTI. Gianfranco Fini ha, forse, un progetto politico molto affascinante: ma anche antico e, probabilmente, perdente. Il nostro presidente della Camera logora al fianco Berlusconi perché ha intenzione di proporre una grande restaurazione conservatrice che in Italia, paradossalmente, sia in grado di accendere le speranze più diverse.

Gianfranco Fini ha, forse, un progetto politico molto affascinante: ma anche antico e, probabilmente, perdente. Il nostro presidente della Camera logora al fianco Berlusconi perché ha intenzione di proporre una grande restaurazione conservatrice che in Italia, paradossalmente, sia in grado di accendere le speranze più diverse. Il progetto di Fini coinciderebbe con una sorta di neogollismo, di conservatorismo “continentale”, moderatamente liberale, e più propenso allo statalismo. Si tratterebbe di una fisiologica evoluzione di una destra antica e tradizionalista, più vicina a de Maistre e a Georges Boulanger che a Von Hayek, che, benché in fieri, è già salutata con favore. Fini, infatti, defascisterebbe il conservatorismo, e favorirebbe, finalmente, in Italia, una destra europea. I tanti conservatori, che sotto la Prima repubblica mai avevano votato per l’Msi e che oggi votano Berlusconi sentendosi essenzialmente estranei alla sua cultura politica, avrebbero finalmente una casa.
 
Anche la Sinistra potrebbe confrontarsi con un interlocutore prezioso, a vantaggio della dialettica politica, le cui posizioni, per quanto distanti, sarebbero assolutamente democratiche. Si ragionerebbe su come estendere o ridurre i diritti di cittadinanza, ma non ci sarebbero dubbi sul fatto che gli immigrati siano soggetti dei diritti stabiliti dalla Convenzione europea dei diritti dell’Uomo. Gli strali violenti contro omosessuali, musulmani e le altre minoranze sarebbero, come già sono, appannaggio solo della Lega o di movimenti come Forza Nuova. E tutti vivrebbero felici e contenti.
 
Quest’operazione, però, auspicata anche a Sinistra, e pronta a gemmare su di un asse istituzionale fra Presidenza della Repubblica e della Camera, potrebbe, però, mostrare presto ed in modo drammatico la sua debolezza politica. Berlusconi, infatti, infinitamente diverso da Fini, rappresenta l’evoluzione della specie, una neodestra ultraconsumistica ed edonistica in grado d’imporsi, non politicamente, ma antropologicamente agli italiani. Una destra che non legge Evola, ma Alfonso Signorini, che non officia i suoi culti al Walhalla, ma al Billionaire, che ha già ampiamente dimostrato di vincere sul piano culturale, in questo Paese.
 
La neodestra berlusconiana ha ridotto il liberalismo alla libertà del consumatore e ha sostituito all’emancipazione politica la capacità esponenziale dei cittadini di consumare, essere felici, restare giovani e trarre godimento dalla vita materiale. “Il partito del fare” non ha teleologie da seguire, massimi sistemi da realizzare, ma promette agli italiani un paradiso in terra piccolo borghese, dove “i consumatori”, sollevati dagli imperativi etici della politica, possano inseguire questi feticci senza sensi di colpa. Questa neodestra, in realtà, è ancora molto forte e resterà tale anche quando l’attuale premier sarà uscito di scena
 
L’operazione del presidente della Camera potrebbe, allora, rivelarsi una chimera. Dove sono i parlamentari nelle nostre assemblee pronti a votare un eventuale governo di unità nazionale che detronizzi Berlusconi? E’ più probabile, invece, che dalle urne l’attuale premier possa ricevere un’ulteriore unzione divina per un governo a trazione leghista in grado di fare anche peggio dell’attuale. Una qualsiasi strategia volta a detronizzare Berlusconi deve calcolare, in questo momento, con molta attenzione tutti i rischi e gli scenari alternativi. 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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