Gli occhi di Cosmo-Skymed vigilano sul Mare Nostrum
AMBIENTE. Il satellite dell’Agenzia spaziale italiana entra nel progetto europeo di monitoraggio del Mediterraneo, BlueMassMed. Quattro radar per prevenire emergenze come quella nel Golfo del Messico.
Un occhio puntato dallo spazio per prevenire le catastrofi ambientali nel Mediterraneo. È Cosmo-Skymed, sistema satellitare per l’osservazione della terra sviluppato dall’Agenzia spaziale Italiana e ministero della Difesa, composto di 4 “macchine” dotate di radar in banda X che permettono di osservare il nostro pianeta di giorno e di notte, in qualunque condizione meteo. Il primo satellite della costellazione è stato lanciato il 7 giugno 2007 dalla base statunitense di Vandenberg, in California, da dove il 9 dicembre dello stesso anno è partito anche il secondo. Il terzo satellite è partito il 25 ottobre del 2008, e il sistema sarà completato il prossimo autunno.
Da oggi i suoi dati saranno ora messi a disposizione del progetto europeo di vigilanza del Mediterraneo BlueMassMed di cui fa parte l’Italia insieme a Francia, Spagna, Portogallo, Grecia e Malta. Sono diversi i punti di forza di questo strumento che gli consentiranno di monitorare con estrema precisione sia le navi in transito sia determinati “spicchi” di mare. L’occhio radar di Cosmo-Skymed è infatti estremamente flessibile: può operare in modalità spotlight (su un’area di pochi km quadrati, con risoluzione fino a un singolo metro), stripmap (osservando una striscia continua di superficie terrestre) o scanSAR (coprendo una regione di 200 km di lato).
Brevissimi i tempi di risposta necessari per configurare la costellazione di satelliti così da ottenere immagini dell’area desiderata: da 72 ore in condizioni di routine, fino a meno di 18 ore in condizioni di emergenza. Altro caratteristica notevole, il tempo di rivista (l’intervallo tra due passaggi sullo stesso punto) inferiore alle 12 ore, che consente di monitorare costantemente l’evoluzione della situazione in una particolare area. Oggi, nessun sistema satellitare può vantare elementi così avanzati. Per questo è ideale anche per il monitoraggio ambientale, compreso l’inquinamento in ambiente marino. Cosmo SkyMed è in grado di seguire ora per ora l’evoluzione di un eventuale versamento in mare di petrolio, come ha già fatto in diversi casi incluso il recente disastro della Lousiana.
Giova ricordare che nel bacino del Mediterraneo transitano ogni anno, per volume delle merci trasportate, il 15 per cento dei traffici marittimi mondiali e questo già fornisce un dato evidente su quale sia l’importanza di questo mare per tutto il sistema economico mondiale. Il Mare Nostrum, però, è un mare particolarmente chiuso. Costretto com’è fra 3 continenti e con i soli sbocchi rappresentati dallo Stretto di Gibilterra, dal Canale di Suez e dai Dardanelli. Quale impatto potrebbero avere su un bacino di questo genere una catastrofe come quella che sta sfigurando il Golfo del Messico? La risposta è scontata. Motivo in più per tenere quattro “occhi” bene aperti.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







