Gli Usa senza lavoro
ECONOMIA. Delude il dato sull’occupazione non agricola di giugno. Il settore privato ancora non riesce a riassorbire neanche parte degli otto milioni di posti persi nella recessione. Il futuro per la crescita resta grigio.
I dati sulla disoccupazione Usa non accennano a migliorare. In un’economia in cui i consumi contano per il 72% del Pil, l’occupazione è il motore di tutto il sistema. Se non sale il reddito aggregato infatti, non si può sperare che aumenti la spesa delle famiglie, già troppo indebitate.
E se non sale la spesa, l’attività economica langue e il Pil non cresce. Perciò da mesi i riflettoi sono puntati sull’occupazione. Nell’ultima settimana le nuove richieste di sussidi di disoccupazione sono risultate superiori alle attese, e ancora vicine alla preoccupante cifra di mezzo milione, con quasi cinque milioni di sussidi già in essere da mesi. Ma aumentano anche i disoccupati non iscritti alle liste.
Il dato sui nuovi occupati nei settori non agricoli (non farm payroll) per il mese di giugno ha deluso di nuovo: i nuovi lavori nel mese sono risultati 125mila meno che nel mese precedente. In primavera infatti solo il settore pubblico aveva generato posti di lavoro, centinaia di migliaia, purtroppo quasi solo assunzioni temporanee dovute al censimento decennale. Finito il censimento, l’effetto sta già svanendo. Questi contratti a breve termine non vengono rinnovati. Ci si affida dunque al settore privato che dopo aver bruciato otto milioni di posti di lavoro in due anni non riesce a generarne di nuovi, e stenta a crescere data la debolezza della domanda interna. Sono solo 83mila i nuovi posti di lavoro generati dal settore privato (33mila nel mese precedente). Scendono anche le ore medie lavorate, da 34,2 a 34,1.
Nessuno di questi dati è particolarmente negativo. Il punto è che da mesi i media rappresentano un’economia in rapida ripresa, con creazione di posti di lavoro, incremento dell’attività economica e del fatturato. Questi dati confermano invece ciò che molti analisti temono da tempo: nessuna crescita, calma piatta.
In questo quadro tetro è paradossalmente deprimente il calo del tasso di disoccupazione: perchè perso il lavoro, ormai avviene che sempre meno persone si iscrivono alle liste di collocamento, un forte segnale di sfiducia sulla ripresa economica da parte di chi non ha lavoro.
Con i dati sull’occupazione si chiude una settimana negativa per l’economia statunitense. Dopo i pessimi dati sul mercato delle case nella settimana precedente, negli ultimi giorni nuove statistiche hanno dipinto un quadro della situazione molto peggiore delle attese. L’indice Ism, sondaggio dei direttori degli acquisti che anticipa correttamente l’andamento delle variabili macroeconomiche, ha registrato un calo inatteso dal 59,6 di maggio al 56,2 di giugno.
Per l’importanza del consumatore nell’economia Usa ancor più negativo è stato l’indice di fiducia dei consumatori crollato dal 62,5 di maggio a 52,9 in giugno. Negli stessi giorni l’ufficio di statistica ha corretto al ribasso il dato sulla crescita dei consumi nel primo trimestre, dal 3,5% al 3%. Il messaggio è sempre lo stesso. Le previsioni di crescita economica al 3,5-4% sono inverosimili, dovranno presto essere riviste al ribasso, Forse dimezzate.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







