I “diari afgani” ricadono sulla nuova strategia di Obama
CONFLITTI. I 92mila documenti classificati e pubblicati sul sito Wikileaks hanno scosso Washington come una tempesta. La Casa Bianca minimizza, ma il suo inquilino è sempre più impopolare.
A pochi giorni dalla pausa estiva, gli Afghan War Diaries, i 92mila documenti classificati pubblicati sul sito Wikileaks, si sono abbattuti come una furia su Washington. Stando a fonti della Casa Bianca la pubblicazione dei documenti era attesa già dalla scorsa settimana. «Non sono notizie nuove», minimizza il portavoce di Obama, Robert Gibbs. «Si sapeva già prima dei porti sicuri di al-Qaeda in Pakistan e siamo a conoscenza della questione delle vittime civili collaterali da qualche tempo. Per entrambi i problemi abbiamo fatto di tutto per apportare miglioramenti».
Ma la tensione è palpabile: a rischio c’è l’intera strategia della surge afghana, sempre più impopolare, e i rapporti con il Pakistan, visto che i documenti insistono sui rapporti tra Isi (Interservice intelligence) e cellule Taleban. «La scoperta rafforza una mia tesi sull’esistenza di questa relazione», confermava così ieri il senatore democratico Carl Levin. Ma Gibbs non si preoccupa. «Durante l’ultima testimonianza al Senato il generale Petraeus aveva parlato dell’esistenza di relazioni che intercorrono tra i servizi pakistani e i talebani».
La maggior parte dei documenti poi fa riferimento a un arco temporale antecedente il 1 dicembre 2009, quando Obama annunciò la nuova strategia in Asia centrale. Nella maggioranza dei casi, contrariamente a varie dichiarazioni ufficiali da parte della Casa Bianca e del generale Jim Jones, capo della Nsa (i servizi di sicurezza interna Usa), questi report, sostengono alcuni funzionari del Pentagono citati dalla stampa americana, non costituiscono un pericolo per la sicurezza degli miliari. A esserne danneggiata invece potrebbe essere l’amministrazione democratica. «Che questi report non si usino per determinare il successo o il fallimento della missione attuale in Afghanistan» minaccia Ike Skelton, democratico a capo della commissione della Camera sulle forze armate. I falchi fanno quadrato.
Sebbene i documenti non diano uno spaccato dell’andamento attuale della strategia Obama in Afghanistan, sicuramente metteranno sotto pressione la Casa Bianca in un momento in cui la guerra è sempre più impopolare, anche tra le fila dei democratici che la votarono pressoché unanimi nel 2003. «Siamo in un momento critico per la direzione intrapresa, e questi documenti ci indicano che dobbiamo calibrare al meglio e con urgenza la nostra strategia», ha dichiarato John Kerry, democratico, capo della commissione affari esteri, interventista da sempre. Per misurare l’effetto politico dei diari bisogna attendere il voto di martedì notte sul finanziamento aggiuntivo alla missione in Afghanistan da 53 miliardi di dollari, il cui risultato non è pervenuto al momento di andare in stampa.
Secondo alcuni analisti di Capitol Hill, i Democratici potrebbero trovare alla Camera l’opposizione di più di 150 rappresentanti tra le proprie fila, minando così il lungo iter di questa proposta approvata già al senato lo scorso 30 maggio, alla quale erano stati anche aggiunt alcuni emendamenti legati all’educazione e al supporto degli agricoltori afro-americani, finalizzati a rendere più digeribile il voto ai moderati.
Se il decreto fosse bocciato, Obama si troverebbe forzato ad accelerare i tempi della exit strategy afghana, vanificando così i piani del generale Petraeus. Alla fine dell’anno, infatti, si dovrebbe votare la revisione della strategia e difficilmente i falchi troverebbero terreno per far riapprovare il piano. Ad Obama allora non resterebbe che presentare un piano alternativo con un contingente molto più limitato in uomini e risorse economiche. Secondo il Washington post, i documenti pubblicati da Wikileaks, chiamati da qualcuno i Pentagon papers 2, per la similitudine con la fuoriuscita di documenti sul Vietnam che misero in luce tutte le bugie del governo di allora sulla guerra, difficilmente modificheranno la strategia Obama in Afghanistan. Non c’è abbastanza sostanza, si legge in un articolo pubblicato nell’edizione di martedì.
«L’unica novità è la scala, senza precedenti, di questa fuoriuscita», sostiene Geoff Morrell, addetto stampa del Pentagono. Nessun dubbio che i servizi avvieranno l’ennesima revisione e ristrutturazione. Il Congresso infatti ha già chiesto a Robert Gates, segretario alla difesa di aprire un’indagine per capire come siano stati sottratti i documenti.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







