I mali dell’agricoltura

Alessandro De Pascale
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SVILUPPO. Dal palco dell’assemblea Coldiretti Giulio Tremonti accusa le Regioni del Sud: «Cialtroni che non spendono i fondi Ue». Il presidente dell’organizzazione: «Tanti problemi, lo scontro non danneggi le imprese».

«L’agricoltura è la vera ricchezza», ha spiegato il ministro dell’Economia Giulio Tremonti all’assemblea di Coldiretti che si è svolta ieri a Roma. Il settore agricolo «ha sofferto durante la crisi ma ha retto meglio di altri - secondo il ministro, perché - non si delocalizza, e se va via per rimetterla in piedi ci vogliono vari decenni, se viene meno si indebolisce l’anima di un popolo e di un Paese. Certo i problemi ci sono e sono gravi», ha concluso Tremonti. A elencare le criticità ci ha pensato il presidente di Coldiretti, Sergio Marini: lavoratori sottopagati, speculazioni della grande distribuzione, finto “made in Italy”, filiera troppo lunga. Cui si aggiunge «il conflitto in atto tra governo e Regioni» che rischia di danneggiare «le imprese impegnate nell’agricoltura». Uno scontro proseguito anche sul palco della Coldiretti, con Tremonti che ha accusato i governatori del Sud di una «gestione dei fondi Ue scandalosa», mentre per Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni, «la responsabilità è dello Stato».   

 

Le Regioni del Sud Italia hanno creato «uno scandaloso percorso» nella gestione dei fondi comunitari. Dal palco dell’assemblea di Coldiretti, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti se la prende con i governatori del Mezzogiorno. «C’è stato uno stanziamento di fondi comunitari sul programma 2007-2013 pari a 44 miliardi - ha accusato ieri Tremonti - ma questi signori ne hanno spesi solo 3,6 miliardi mentre cresceva la protesta contro i tagli subiti, aumentavano i capitali non usati. Più il Sud declinava, più i fondi salivano». Per il ministro dell’Economia «la colpa è della cialtroneria di chi prende i soldi e non li usa». La responsabilità, sempre secondo Tremonti, «non è dell’Unione europea e né dei governi nazionali».
 
Poi parla della manovra: «Siccome i soldi per il Mezzogiorno saranno di più e non di meno - ha aggiunto Tremonti - nei prossimi anni non si può continuare con questa gente che sa protestare, ma non sa fare il servizio pubblico per i cittadini». A rispondere è il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, presente in sala, secondo il quale hanno «responsabilità serie gli enti dello Stato pagatori dei progetti delle regioni meridionali». Terminato il botta e risposta, sul palco della Coldiretti, si torna a parlare delle condizioni del settore agricolo, per la gioia dei 15mila coltivatori presenti in sala, provenienti dalle campagne di tutta Italia, in rappresentanza degli 1,6 milioni di associati.
 
Anche se lo stesso presidente di Coldiretti Sergio Marini spera che «il conflitto in atto tra governo e Regioni non danneggi le imprese impegnate in settori come l’agricoltura, le cui competenze sono state completamente trasferite a livello regionale». A preoccupare è la minaccia delle Regioni di restituire le deleghe sull’agricoltura, a seguito dei tagli della manovra. In ballo ci sono i 250 milioni di euro che ogni anno vengono trasferiti alle Regioni per questo settore. Secondo Marini gli agricoltori italiani sono tra i più sottopagati d’Europa: in Italia i redditi agricoli reali (dati Eurostat) sono diminuiti del 21 per cento tra il 2008 e il 2009, a fronte di una media Ue dell’11,6.
 
Perché in Italia «il prezzo di un prodotto agricolo aumenta più di cinque volte dal campo alla tavola per colpa delle speculazioni lungo la filiera - ha aggiunto Marini, spiegando che - per ogni euro speso dai consumatori oltre la metà (il 60%) va alla distribuzione commerciale, il 23 per cento all’industria di trasformazione e solo il 17 per remunerare il prodotto agricolo». Allo strapotere contrattuale dei grandi distributori, Coldiretti risponde con il progetto una “Filiera agricola tutta italiana”, anche per ovviare al finto Made in Italy: «Serve maggiore trasparenza - denuncia Marini - dato che due prosciutti su tre venduti come italiani, provengono da maiali allevati all’estero, tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro sono stranieri senza indicazione in etichetta, oltre un terzo della pasta è ottenuta da grano che all’insaputa dei consumatori non è coltivato in Italia, e la metà delle mozzarelle non a denominazione di origine sono fatte con latte estero o addirittura cagliate straniere».
 
Da qui la proposta di Errani: «Costruiamo gli Stati generali dell’agricoltura, investiamo sui progetti e chi si tira indietro si assuma le responsabilità». Perché «l’agroalimentare ingloba un’idea nuova di crescita, legata all’ambiente, al turismo, alla cultura, all’economia e all’identità del territorio che oggi più che mai ha bisogno di essere rafforzata». Ma prima, ha aggiunto Errani, serve «un nuovo stile di vita per dare impulso strategico alla crescita del Paese. Nel mondo esistono due tipi di agricoltura: fondata sulla grande produzione o sulla certificazione e la tracciabilità di nicchia. L’unica possibile per l’Italia è la seconda, non c’è scelta». Così dopo le aperture dei giorni scorsi, il governatore del Veneto Luca Zaia assicura: «L’Italia non ha bisogno degli organismi geneticamente modificati, siamo la culla della biodiversità e Ogm vuol dire regalare la propria agricoltura alle multinazionali».
 
La novità italiana presentata all’assemblea è proprio un superpomodoro no ogm coltivato in Emilia Romagna e Lombardia, considerato un rimedio naturale contro l’invecchiamento e per prevenire le malattie cardio-vascolari e tumorali. 

 

 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

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