Il fascino dell’inedito. Solisti e orchestrali

Alessio Nannini
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SUDAFRICA Questa sera si scrive la storia del calcio moderno. A confronto Spagna e Olanda, due grandi scuole del pallone diverse per credo tattico ma simili per le delusioni mondiali

 
Sono trascorsi trenta giorni da quando Sudafrica e Messico scesero in campo per giocare la prima partita del Mondiale 2010: uno a uno, con vantaggio dei padroni di casa e un palo allo scadere degli stessi che forse avrebbe cambiato le sorti del girone. Oggi si disputa l’atto finale, ed è curioso che a sigillare l’evento sia una cenerentola come la Spagna, mai arrivata neppure in semifinale, e l’Olanda, che un tempo fu padrona di questa terra. Però se si vuole, è l’epilogo ovvio di questi ultimi due anni. Insieme al Brasile, le due squadre hanno infilato una serie di risultati prestigiosi, sia nelle amichevoli sia nelle qualificazioni al torneo (una sconfitta in due anni per entrambe). Di diverso hanno la costruzione del gioco e il collettivo. Gli iberici si basano su due blocchi, quelli del Barcellona e del Real Madrid con poche eccezioni (Capdevila del Villareal e Villa, che però è passato poche settimane dal Valencia in Catalogna); gli olandesi al contrario hanno pochissimi elementi che giocano insieme durante l’anno: Stekelenburg, Van Bronckhorst e Van der Wiel nell’Ajax, che peraltro è a digiuno di vittorie da sei anni. Appena due iberici (Torres e Fabregas) giocano in campionati stranieri; i tulipani stanno invece quasi tutti lontani.
 
La lega olandese, infine, non ha più il prestigio né le vittorie internazionali di un tempo; tutto è appannaggio dei tre campionati inglese, spagnolo, italiano, cui si aggiunge il tedesco per merito soprattutto del Bayern Monaco, squadra nella quale milita Robben. Solo nove fra i ventitré convocati giocano in patria. L’allenatore Van Marwijk è dunque un classico selezionatore che pesca finanche in Scozia. Del Bosque ha un compito opposto: ha completato le file del Barcellona con il Real Madrid laddove i catalani impiegano giocatori stranieri (Ramos per Alves, poi Alonso e Casillas). E anche il gioco a trame fitte è lo stesso messo in piedi dai ragazzi di Guardiola. Dici Spagna e pensi Barcellona. Lecito attendersi il gioco tecnico ma a tratti irritante della Spagna, capace di far tornare la palla dalla punta avanzata al difensore con rapidi tocchi, e l’Olanda attenta a sfruttare lo spostamento del baricentro avversario con le rapide ripartenze del suo diamante offensivo. Rispetto alla Germania, che fallì proprio nel mancare il contropiede, gli arancioni hanno in più la precisione nel rilancio di Sneijder e ottimi stoccatori da fuori come Robben e Van Persie. Questo, insieme a Torres, è l’unico fra i ventidue in campo oggi a non aver brillato finora. Più facile per l’olandese ritrovarsi che non per lo spagnolo inserirsi nelle trame di Xavi e Iniesta. Che partita sarà, dunque? E quali gli interpreti? Meglio i solisti olandesi o l’orchestra iberica? Portiamo qualche ora di pazienza, e lasciamo stare panda, coccodrilli, pappagalli: di animale indovino facciamoci bastare un polpo.   
 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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