Il Pollino non brucia più
L’IDEA. Dopo che 6.000 ettari di bosco sono andati in fumo nel 2007, il Parco si è dotato di un piano di prevenzione che finanzia le associazioni presenti nell’area in base alla quantità di ettari salvati dalle fiamme.
Un modello virtuoso, e soprattutto vincente, per sconfiggere gli incendi estivi esiste. Se lo sono inventati nel parco nazionale del Pollino, tra la Basilicata e la Calabria. Si chiama “premialità”. Il meccanismo è semplice, quasi banale nella sua immediatezza. Fine dei finanziamenti a pioggia alle associazioni che lavorano nel Parco e fondi concessi proporzionalmente agli ettari di terra salvati dalle fiamme.
L’idea è nata dopo il 2007, annus horribilis per i boschi italiani e greci. Su tutto il territorio nazionale bruciarono oltre 227 mila ettari di terra. Per capire le dimensioni del disastro, l’anno prima ne erano andati in fumo 39 mila. Quell’anno, nel solo Parco del Pollino, presero fuoco quasi 7 mila ettari, circa il 5% della superficie totale. L’amministrazione dell’ente, all’epoca guidato da Domenico Pappaterra, ha provveduto nel 2008 a darsi un “Piano annuale per le attività di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi”. Programma impegnativo sin dal nome: in Italia quello del Pollino è stato il primo Parco a dotarsene. Fu fatto un investimento notevole.
È sufficiente guardare ai numeri per rendersene conto: 40 punti di avvistamento, 68 automezzi di cui 9 dotati di autobotti per effettuarere i primi interventi, 150 punti di rifornimento idrico, 21 comandi stazione del corpo forestale con 73 unità e 240 operatori suddivisi in 40 squadre.La caretteristica del piano che però ha consentito di fare il salto di qualità, arrivando ad azzerare gli incendi sul versante lucano e a limitarli fortemente su quello calabrese (presenti oramai solo nella zona di Cosenza) è stata la scelta di premiare chi meglio salvaguarda il territorio.
Nel Parco del Pollino sono presenti sedici associazioni della Protezione civile, che, per l’attività svolta nell’area protetta, percepiscono ogni anno fondi dall’amministrazione dell’ente. I soldi però diminuiscono in proprorzione alla superficie di bosco colpita dalle fiamme nella zona di competenza dell’associazione. «In questo modo – spiega Marco De Biase, presidente di Legambiente in Basilicata – si incentiva a fare meglio, c’è un maggior impegno per il conseguimento del risultato. Grazie alla drastica diminuzione del fenomeno degli incendi all’interno del Pollino, siamo riusciti quest’anno a rinnovare la convenzione a tutte e 16 le associazioni impegnate nell’opera di vigilanza».
Invece, a pochi chilometri, sulla costa ionica, c’è ancora molto da fare. Qualche settimana fa, nella zona tra Metaponto e Scanzano sono andati in fumo oltre 10 ettari di pineta. Le associazioni ambientaliste temono che dietro ci sia un progetto speculativo, dal momento che le amministrazioni comunali non hanno ancora provveduto al catasto delle aree colpite dagli incendi. «Bloccheremo in ogni modo la speculazione su quelle aree – promette De Biase - . Manderemo il più presto possibile anche i nostri tecnici per far partire il catasto. Pretendiamo il ripristino delle aree distrutte».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






