Insegnare l’italiano ai migranti
INIZIATIVE. Un esempio di servizi per combattere concretamente le politiche razziste è la scuola “Liberalaparola” a Marghera per l’insegnamento dell’italiano.
ll territorio veneziano ha dimostrato, ancora una volta, di saper rispondere alle politiche discriminatorie e razziste del Governo in tema di immigrazione. Abbiamo infatti assistito, negli ultimi tempi, alla nascita di una serie di servizi rivolti ai migranti, costruiti “dal basso”. Un esempio per tutti è la scuola Liberalaparola di Marghera, per l’insegnamento della lingua italiana a stranieri.
Fabio Caon, esperto nell’insegnamento dell’italiano lingua seconda, è un docente universitario, tutor del Master Itals dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e lavora come facilitatore linguistico nelle scuole, realizzando una serie di progetti che prevedono l’utilizzo di metodi all’avanguardia per l’apprendimento dell’italiano.
Fabio di recente ha seguito una tesi, proprio nell’ambito del Master, sull’esperienza della scuola di italiano Liberalaparola, che lui stesso ha definito di frontiera. “É stata un’esperienza intensa e molto formativa, innanzitutto per me. Un esempio di come la forza delle idee e dei valori possa andare oltre alle difficoltà di vario genere. Realtà come queste, che hanno avuto successo, dovrebbero ricevere attenzione da parte delle istituzioni e anche un aiuto finanziario”.
Ma cosa significa oggi, in Italia, insegnare la lingua italiana? “Vuol dire osservare una società in trasformazione rapidissima e profonda – spiega Fabio - e avere l’opportunità di mettersi in gioco in questo scenario cangiante e poter riflettere su noi stessi, sulla nostra storia recente, sul valore delle radici e della memoria grazie allo sguardo degli altri”. Per Fabio “il senso dell’insegnamento a stranieri ritrova le sue radici nelle parole e nella lezione di Don Lorenzo Milani, nel valore assoluto della parola come strumento di libertà e di liberazione. In questo momento delicato gli scenari sono in forte trasformazione: ciò mi impedisce di dare parole definitive, ma la situazione delicata deve comportare a tutti i livelli scelte condivise e dobbiamo far tesoro degli altri modelli (penso ai paesi nordici, alla Germania, alla Francia…)”.
Chiediamo a Fabio in che modo l’insegnamento dell’italiano si inserisce nel panorama delle attuali politiche sull’immigrazione. “Credo che l’insegnamento della lingua sia un dovere fondamentale per creare i cittadini di oggi e domani. Occorre ragionare su come insegnare e su come sfruttare l’opportunità di questa “contaminazione” per fornire anche agli studenti di madrelingua italiana delle basi integrative orientate all’educazione plurilingue e all’educazione interculturale, che saranno competenze strategiche per il futuro”.
In autunno potrebbe entrare in vigore il permesso di soggiorno a punti che prevede, anche, la valutazione della conoscenza linguistica.
Fabio, da insegnante, pensa che “la conoscenza della lingua sia fondamentale. Da tecnico dico che anche in questo caso si dovrà ragionare molto su come e cosa certificare e valutare. Imparare la lingua costituisce un bisogno primario, uno strumento di sopravvivenza e la chiave d’accesso al mondo della scuola e/o del lavoro, a seconda dei contesti. Bisogna andare oltre l’emergenza attraverso il coordinamento delle azioni. La sfida è troppo complessa e si rischia, senza coordinamento, di perdere.
Credo che questo sia il punto essenziale. La didattica dell’Italiano come lingua seconda ha delle specificità che non possono essere trascurate nell’insegnamento. Ritengo quindi che occorra agire sulla formazione dei docenti e sulla creazione di sinergie tra scuola, università e territorio”.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






