Iran, l’Unione europea approva nuove sanzioni

Annalena Di Giovanni
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MEDIO ORIENTE. Dal Consiglio dei ministri degli Esteri dell’Ue arriva un pacchetto di misure punitive nei confronti di Teheran. Colpiti soprattutto il settore energetico, quello finanziario e dei trasporti.

Severe. Anzi, senza precedenti. L’Unione europea ha deciso ieri di colpire duramente l’Iran, con sanzioni che oggi verranno pubblicate ufficialmente ma che, stando a quanto trapelato dopo l’incontro di ieri del consiglio dei ventisette ministri degli Esteri, saranno di gran lunga le più incisive misure punitive nei confronti della Repubblica Islamica prese sinora. Con limitazioni ancora più pesanti, a quanto pare, di quelle auspicate dal Consiglio di sicurezza dell’Onu lo scorso giugno: sarà proibito esportare benzina in Iran, sarà proibito aiutare in alcun modo o fornire materiali per la costruzione di raffinerie e sarà proibita la partnership economica sui giacimenti di gas. Le transazioni commerciali si faranno ancora più difficili e ottenere un visto, per i cittadini iraniani, richiederà ulteriori garanzie sulla non appartenneza all’entourage politico fedele all’Ayatollah Khamenei e ai suoi Guardiani della rivoluzione.
 
Per l’Iran si tratta semplicemente di un disastro; perché anche se il Paese è il quarto esportatore di greggio al mondo, agli iraniani tocca ben poco delle riserve nazionali dato che non ci sono le strutture per raffinare. La benzina per mandare avanti macchine, elettricità e fabbriche si importa dall’estero per un buon 40 per cento. Adesso a Teheran non possono neanche sperare nella vicina Russia, che finora aveva mantenuto un ruolo non solo di alleato energetico ma anche di partner nella ricerca scientifica nucleare: la rottura con Mosca, infatti, è avvenuta sabato.
 
Lo scorso 12 luglio il presidente russo Dmitri Medvedev, dopo anni di equidistanza del Cremlino fra Stati Uniti e Iran, ha pubblicamente accusato la leadership della Repubblica Islamica di essere vicina al possesso di tutti i requisiti necessari alla produzione di un arsenale atomico. Ahmadinejad ha ribattuto sabato che Medvedev si è reso «portavoce del nemico» (cioè degli Stati Uniti), lacerando ogni speranza di collaborazione diplomatica o economica con Mosca. Eppure, proprio ieri il ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu si era incontrato con la controparte iraniana Manoucher Mottaki, e quella brasiliana Celso Amorim per riconfermare la proposta diplomatica del cosiddetto “Accordo di Teheran” con una lettera dell’Agenzia nucleare iraniana all’Aiea.
 
In base all’Accordo l’Iran cederebbe il proprio uranio arricchito alla Turchia in cambio di uranio arricchito altrove con percentuali limitate all’uso scientifico ed energetico; una misura che permetterebbe alla comunità internazionale di controllare che gli sforzi atomici di Teheran si limitino all’uso civile. 
 
Adesso, però, dopo il voto di ieri, appare difficile che il rappresentante della politica estera europea Catherine Ashton si possa incontrare prossimamente a Istanbul con il capo del Consiglio di sicurezza nazionale iraniano Saeed Jalili per discutere di un possibile compromesso nucleare veicolato da Turchia e Brasile.   

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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