A Johannesburg sorride l'Europa

Alessio Nannini
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SUDAFRICA. Oggi l’ultima semifinale fra Spagna e Germania. Per i tedeschi peserà l’assenza di Mueller, decisivo ma squalificato. Per gli iberici, rischio panchina per Torres.

Scampoli di mondiale. Giusto poche ore e sapremo chi tra Spagna e Germania andrà a Johannesburg per giocare una sorprendente finale. Nessuno, esperti allibratori compresi, considerava credibile un esito così, con Francia, Italia, Inghilterra, Brasile, Argentina, neanche in semifinale. Ieri Paul da Oberhausen, il polpo indiscussa stella di questa edizione iridata, ha sentenziato a modo suo che a passare la semifinale saranno gli spagnoli.
 
Gelo all’acquario: finora il cefalopode non ha mai sbagliato una previsione, compresa la sconfitta contro la Serbia, e questa regolarità (casuale perché siamo tutti figli del pensiero scientifico, e Paul sceglie dove cibarsi tra due scatole con le bandiere delle squadre contrapposte) tiene in ansia pure i ragionevoli tedeschi; ma forse, più che i vaticinanti tentacoli del polpo, sarà decisiva l’assenza di un giocatore che, sebbene molto giovane, è elemento indispensabile per il gioco della Germania: Thomas Mueller. Il ragazzo ha 21 anni e gioca nel Bayern Monaco. A dispetto della sua giovane età, ha già esperienza da vendere: un campionato e una coppa nazionale vinti con la società di appartenenza, e una finale di Champions League andata però nella bacheca dell’Inter.
 
Il ct Loew lo reputa una pedina insostuitibile del reparto avanzato, e i numeri gli danno conferma dell’azzardo. In questo mondiale ha realizzato 4 reti, una in meno del primatista David Villa, che non affronterà in campo perché era in diffida contro i sudamericani ed è stato ammonito. Un guaio, perché Mueller non realizza soltanto ma costruisce: con il Bayern quest’anno, e praticamente alla prima stagione in Bundesliga, a fronte di 15 reti in 36 incontri, ha messo in tabella anche 11 assist. Il futuro è suo, ma il presente lo vedrà in tribuna insieme a Bierhoff e Ballack. Anche nella Spagna un attaccante di assoluto prestigio potrebbe saltare l’appuntamento, ma per scelta tecnica.
 
Del Bosque, che rispetto al collega Loew ha 10 anni in più che sembrano 30, pare orientato a lasciare Fernando Torres in panchina in barba alla cabala: ogni giocatore che in partita ha sostituito il centravanti ha avuto buona parte del merito nella vittoria giallorossa: così Llorente, Pedro, Fabregas. Zero gol sì, ma tre cambi e tre vittorie fondamentali contro Cile, Portogallo, Paraguay. Con Torres in panchina, il goleador Villa giocherebbe davanti lasciando la fascia sinistra a David Silva, che finora non ha mai messo in campo. Sia che passi l’una o l’altra, rimarrà immutata la soddisfazione di Platini, presidente Uefa, per il torneo disputato dalle squadre europee.
 
Un cambio di tendenza epocale, perché solitamente quando si giocava lontano dal continente patrio, finiva che gli europei se ne stavano a guardare i sudamericani. E invece, dopo i fallimenti iniziali, è accaduto l’opposto. Non se lo aspettava nessuno, salvo il polpo Paul.  

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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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