L’esercito turco bombarda postazioni irachene del Pkk

Annalena Di Giovanni da Istanbul
esteri0.jpg

TURCHIA. Dopo giorni di alta tensione sulle montagne del Kurdistan, al confine con l’Iraq, Ankara ha dato il via ieri all’operazione militare. Colpiti villaggi civili, ma l’obiettivo è epurare il Partito curdo dei lavoratori.

E alla fine si sono levati in volo, i caccia bombardieri turchi. Dopo giorni di riunioni a porte chiuse del Consiglio nazionale di sicurezza, col numero dei morti fra le fila dell’esercito salito a 50 in soli due mesi, è partita l’invasione aerea nel Kurdistan iracheno, a caccia dei rifugi dei guerriglieri del Partito dei lavoratori curdi (Pkk). A partire dalla bomba esplosa a Istanbul lo scorso 22 giugno, a neanche un mese dalla fine del cessate il fuoco unilaterale proclamato dal Pkk, era apparso chiaro che l’esercito avrebbe mostrato i muscoli. Del resto il nervosismo cresceva anche in seno all’opinione pubblica, dove le famiglie sono direttamente colpite dalla tragedia della guerra, coinvolte dalla morte di figli e mariti, dato che ogni singolo cittadino turco è obbligato a servire la leva nelle zone di conflitto.
 
Il premier Recep Tayyip Erdogan aveva promesso di «non voler cedere al ricatto del terrorismo compromettendo il processo di democratizzazione». E la confindustria turca (profondamente influente nel partito al governo) gli aveva fatto eco più volte ricordando i danni economici di un ritorno al conflitto. Ma a quanto pare alla fine i generali, che nella repubblica turca contendono il potere decisionale al governo, hanno “vinto” la partita anche stavolta. Anzi probabilmente l’invasione dell’Iraq era già nell’aria, vista la strana coincidenza del raid siriano: giovedì l’intelligence di Damasco ha perquisito a tappeto le aree curde fra Qamishli, Ar-Raqqah e Hasake arrestando circa 400 «membri del Pkk».
 
Poche ore dopo, la Turchia entrava in Iraq. Scarsi, per ora, i dettagli dell’operazione: dal sito dell’esercito e dalle agenzie irachene si apprende solo che l’aviazione di Ankara ha sorvolato il confine, ieri notte, verso i monti Qandil, bombardando le presunte retrovie curde e ritornando incolume alla base, mentre sempre al confine una pattuglia di soldati scampava a un’imboscata dei guerriglieri. Quella dell’aviazione sarebbe, secondo i militari, un’operazione che si è svolta con successo, senza «nessuna vittima locale coinvolta». Eppure fu proprio dai monti Qandil che giunsero, l’anno scorso, i nove ex-membri del Pkk in segno di pace. Si erano “costituiti” in un gesto di buona fede che incoraggiasse il processo di riconciliazione avviato fra governo e il leader del Pkk Abdullah Ocalan (in ergastolo a Imrali).
 
Adesso che l’esercito ha vinto sul governo, invadendo il confine, di quel processo non resta niente. Nel frattempo la missione di pace venuta dai monti Qandil non se la passa certo meglio. Arrestati dalle forze di sicurezza, i suoi componenti sono stati trascinati in tribunale lo scorso aprile. Su ognuno di loro pendono adesso almeno trenta imputazioni, inclusa quella di propaganda illegale e appartenenza a un’associazione terroristica. Tanto per scoraggiare chiunque altro, fra le file del Pkk, cerchi di nuovo di attivarsi per porre fine al conflitto.  

La prima pagina del giornale
2412_TERRA_001.jpg

Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
Ultime discussioni
OpinioneAppello per la Pace e i diritti nella Regione Kurda
da alessiodiflorio
 - 07/02/2012 - 22:09
Opinionela neve, il gas, la pace
da pietro ancona
 - 07/02/2012 - 18:53
Opinionel'anima nera dell'Europa
da pietro ancona
 - 06/02/2012 - 21:56
OpinioneIl Dio dei gatti
da robertod1961
 - 29/01/2012 - 16:05
OpinioneIl corporativismo al tempo di Monti
da pietro ancona
 - 24/01/2012 - 15:31