L’isola della speranza perduta

Laura Morelli
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IN LIBRERIA. Affari e malaffari, rivolta e sconfitta. Cosa ne è oggi di Lampedusa? La nuova inchiesta di Fabio Sanfilipo e Alice Scialoja apre un doloroso squarcio su questo estremo lembo d’Italia.

Terra di mammane, di scarse scuole e troppe case, bella e sfregiata dall’abusivismo edilizio. Isola dalle mille contraddizioni dove anche l’immigrazione può diventare guadagno. Spesso dai contorni loschi. Lampedusa non è, e non è stata, solo l’epicentro degli sbarchi irregolari ma è il simbolo di un’Italia furba seppure dal cuore grande. Nel 2008 sono sbarcati su questo lembo di terra che spunta dal Mediterraneo meridionale circa 31.000 migranti. Da maggio 2009, il centro di soccorso e prima accoglienza è vuoto. I barconi non arrivano più. Ma il malaffare è sempre lì, dietro l’angolo
 
Lo descrivono Fabio Sanfilippo e Alice Scialoja ne A Lampedusa (infinito edizioni) con un’appassionante inchiesta giornalistica in cui gli autori danno voce a chi di questa terra ha contribuito a tracciare la cronaca saliente di questi ultimi anni. Dalla senatrice leghista Angela Maraventano ex vicesindaco di Lampedusa e Linosa ai rappresentanti delle organizzazioni che hanno operato sul posto (Msf, Unhcr, Legambiente e così via). Dal viceparroco tanzanese ai tanti Mourad che vengono dal Marocco o da altri Paesi africani.
 
Dal prefetto Mario Morcone ad Adelina l’ostetrica che a Lampedusa ha fatto nascere tutti. O quasi. «In un Paese senza memoria, il nostro,  prigioniero della sindrome da assedio, A Lampedusa è una luce nel buio pesto - scrive nell’introduzione il giornalista di Repubblica, Carlo Bonini -. È un atto di coraggio civile. È il racconto minuzioso di un’isola ridotta a discarica di corpi, cose e barche, spiaggiati da quel tratto di mare che oggi divide gli uomini non tra bianchi e neri. Ma tra la vita e la speranza di poter avere un giorno qualcosa che le somigli».  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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