La frana che divide l’Italia
IL CASO Nel Cilento, nei pressi di Pisciotta, è in atto da anni un lento movimento franoso. Un fronte di 500 metri incombe sulla linea ferroviaria Nord-Sud. Se crollasse sarebbe un disastro. Urgono interventi immediati
La linea ferroviaria tirrenica Battipaglia-Reggio Calabria rappresenta l’asse di importanza strategica per lo spostamento di persone e merci tra il sud (Sicilia, Calabria, Basilicata, Campania) e il centro-nord dell’Italia. Una sua interruzione determinerebbe gravi ripercussioni economiche a scala nazionale. Nel Comune di Pisciotta, nel Cilento, una frana attiva da vari anni e di grosse dimensioni, caratterizzata finora da lento movimento, sta palesemente mettendo a rischio la sicurezza e la funzionalità della ferrovia. In particolare, tra le stazioni di Pisciotta ed Ascea Marina la rete ferroviaria scorre quasi completamente in due gallerie: il binario verso nord è quello più vicino al mare e all’altezza del torrente Fiumicello scorre su di un viadotto che originariamente era alto circa 7-8 metri rispetto all’alveo, mentre tra il 2009 e il 2010 era più alto dell’alveo di soli due metri.
La frana interessa il versante sinistro orografico del vallone Fiumicello tra i Comuni di Pisciotta ed Ascea e da anni causa continue deformazioni della sede stradale della ex Strada statale 447; si riscontrano pure deformazioni distribuite lungo tutto il versante, rigonfiamenti e frane minori nell’alveo del Vallone che negli ultimi anni hanno causato la quasi completa occlusione della sezione fluviale su cui scorre la rete ferroviaria. Un grave dissesto si è verificato circa due anni fa in seguito a piogge molto consistenti che hanno determinato una piena nell’alveo del Vallone; l’acqua della piena ha sormontato il viadotto ferroviario e si è riversata lungo la galleria che collega Pisciotta con Ascea Marina. L’evento alluvionale è stato prontamente notato, per cui nell’occasione è stato interrotto il transito dei treni. La frana è del tipo a scorrimento rotazionale con superfici profonde lungo le quali avviene il lento scivolamento delle rocce verso il Vallone. Le rocce interessate sono rappresentate da alternanze di rocce arenacee, marnose, calcaree ed argillose del Flysch del Cilento. La pendenza del versante interessato è elevata per cui vi è la possibilità che il dissesto (finora lento) possa avere una improvvisa accelerazione che risulterebbe catastrofica per la strada ex Statale 447 e la linea ferroviaria.
Una simile evenienza causerebbe l’interruzione delle comunicazioni ferroviarie tra il sud e il centro-nord dell’Italia, con gravi danni economici e forti disagi per i passeggeri. Allo stato attuale, rivelano gli esperti, si può affermare che l’evento catastrofico avverrà ma non si può prevedere quando esso si determinerà. La situazione è tale per cui deve essere realizzata immediatamente una nuova galleria in sicurezza per evitare la zona in frana o altro idoneo intervento che garantisca la sicurezza dei treni e la funzionalità della rete ferroviaria di strategica importanza per la nazione.
La frana è lunga circa 500 m e larga circa 400. Il volume di rocce coinvolte è dell’ordine di 2-4 milioni di metri cubi; il peso di un metro cubo varia da 1500 a 2000 chilogrammi. La linea ferroviaria è variamente interessata nel tratto in viadotto sul Vallone Fiumicello e nell’ultimo tratto delle gallerie Pisciotta-Vallone Fiumicello. Alcune centinaia di metri ad ovest vi è un’altra frana verificatasi in passato; si tratta di una paleofrana di notevoli dimensioni, caratterizzata da una nicchia di distacco adiacente a quella della frana attiva di Pisciotta, e da un terrazzo di frana su cui scorre la strada. Tale frana antica fornisce indicazioni sulla probabile evoluzione della frana attiva di Pisciotta. è molto probabile che l’evoluzione geomorfologica causerà l’abbassamento della parte di versante a monte della strada e il rigonfiamento della parte sottostante fino all’alveo del Fiumicello. Tali deformazioni sconvolgeranno drasticamente la morfologia della parte basale della frana dove sono ubicati il viadotto e le gallerie ferroviarie in corrispondenza del Vallone Fiumicello.
Ma quando avverrà questa prevista evoluzione? Mentre si può dire che sicuramente il fenomeno evolverà interessando più gravemente strada e linea ferroviaria, in assenza di un’accurata conoscenza dell’assetto stratigrafico e geotecnico tridimensionale dell’ammasso roccioso nel quale si sta verificando la frana, gli esperti segnalano che non si è in grado di prevedere se la sua evoluzione continuerà ad essere lenta e progressiva oppure sarà caratterizzata da improvvise accelerazioni. Vari fattori possono causare improvvise accelerazioni, quali eventi sismici ed eventi idrologici eccezionali, come ad esempio quello verificatosi il 1 ottobre 2009 nel messinese. Il fenomeno franoso è sotto osservazione costante per evitare che si possano avere vittime tra coloro che circolano sulla ex strada statale e sui treni. La strada è funzionante e da molti anni viene mantenuta aperta grazie ad una continua sistemazione. Dando per scontato che i sistemi di monitoraggio siano in grado di salvaguardare le vite umane, è evidente che la inevitabile evoluzione della frana causerà, prima o poi, l’interruzione della rete ferroviaria e una conseguente irrimediabile emergenza economica.
Per ora le competenti autorità si sono limitate ad assistere e a monitorare la progressiva decadenza della strada e della linea ferroviaria. La società Italferr è responsabile degli interventi di adeguamento, potenziamento e rinnovamento dei principali itinerari della rete ferroviaria italiana e avrebbe dovuto già essere intervenuta per eliminare il serio e inevitabile rischio causato dalla frana di Pisciotta. Al momento non è accaduto nulla . Così come i responsabili ministeriali dei trasporti e della Protezione Civile non hanno deciso d’attuare provvedimenti.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







