La nuova intesa atomica tra Londra e Nuova Delhi

Paolo Tosatti
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DIPLOMAZIA. Il primo ministro britannico David Cameron vola in India per stringere i legami economici con il colosso asiatico. E come dono di buon auspicio offre la collaborazione in materia di nucleare civile.

Negli uffici di Downing Street è già passata alla storia come la più imponente delegazione commerciale a memoria di impiegato. Non è mai capitato prima infatti, almeno negli ultimi decenni, di vedere il primo ministro britannico far visita a un Paese straniero accompagnato da un esercito di 90 persone, tra cui imprenditori delle principali società britanniche, personalità del mondo della cultura e dello sport e soprattutto sei ministri del gabinetto di sua maestà. Un plotone da grandi manovre, guidato dal responsabile della Politica estera William Hague e da quello delle finanze George Osborne, che con la semplice forza dei numeri riesce bene a rendere l’idea delle immense aspettative che Londra ripone nel viaggio di due giorni che David Cameron ha iniziato ieri in India. 
 
Scopo dichiarato della visita è quello di prendere contatto con la realtà produttiva indiana, toccando da vicino i ben oliati ingranaggi di una delle principali locomotive asiatiche. Un treno economico che, principalmente grazie allo sviluppo dei settori tecnologico e industriale, è riuscito nel giro di pochi anni a scalare la vetta della classifica mondiale dei maggiori Pil, fino ad arrivare oggi al quarto posto, a pochi tornanti di distanza da titani come Stati Uniti, Giappone e Cina. Per questo il viaggio di Cameron è iniziato da Bangalore, la Silicon Valley indiana, luogo simbolo dell’immensa crescita conosciuta negli ultimi anni dal Paese di Gandhi, proseguendo poi per Nuova Delhi, dove per oggi sono in programma incontri con le massime autorità politiche dell’Unione, fra cui il premier Manmohan Singh. 
 
Consapevole della necessità che ha Londra di salire su uno dei primi vagoni del lanciatissimo convoglio indiano, il primo ministro britannico spera di sfruttare questa opportunità per rafforzare i già solidi legami con il gigante asiatico, accreditandosi come partner commerciale ed economico privilegiato rispetto ad altri importanti alleati di Nuova Delhi, primo tra tutti Washington. «Il vostro Paese ha in questo momento il mondo intero che bussa alla sua porta», ha dichiarato il leader dei tories durante il suo primo discorso dall’India. «Io credo però che la Gran Bretagna possa essere per voi un partner fondamentale nei prossimi anni. A partire da questo momento, i nostri sforzi si concentreranno sul raggiungimento di questo risultato». Visitando il complesso della Infosys, una delle maggiori società di information technology di Bangalore, Cameron ha sottolineato che attualmente sono 90mila le persone in Gran Bretagna impiegate grazie all’attività delle compagnie indiane nel Paese, e che a loro volta un numero molto maggiore di indiani ha trovato lavoro per merito delle attività produttive avviate da Londra sul territorio di Nuova Delhi. Un risultato che però, ha sottolineato, è ancora lontano dalle aspettative della Gran Bretagna. «Vorrei portare le relazioni tra i nostri Paesi ad un nuovo livello, rendendole più forti, larghe e profonde. Vorrei che nei prossimi mesi e anni si possano creare migliaia di nuovi posto di lavoro».  
 
Parole di corteggiamento abbastanza significative, che comunque Londra ha voluto accompagnare con l’offerta di un regalo per suggellare quella che l’esecutivo conservatore britannico spera essere l’inizio di una più profonda amicizia con Nuova Delhi. E siccome Cameron non aveva alcuna intenzione di deludere il suo partner, sul vassoio porto al governo indiano il primo ministro britannico ha messo qualcosa di decisamente succulento: l’impegno inglese ad aiutare lo sviluppo del nucleare indiano a scopo civile.

Una vera captatio benevolentiae che segna il definitivo abbandono della linea dura seguita dai laburisti di Tony Blair e Gordon Brown, assolutamente contrari ad assistere nel settore dell’atomo Nuova Delhi, “colpevole” di non aver firmato il Trattato di non proliferazione.

 
D’altro canto, per un partner commerciale ed economico ideale, si può fare questo e molto altro ancora.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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