La parata afro per la Bastiglia
FRANCIA I soldati di 13 Paesi africani ex colonie hanno sfilato sugli Champs Elysees per la festa nazionale. Forti le critiche da parte delle Ong per la difesa dei diritti dell’uomo: «Tra loro ci sono criminali di guerra»
Festa nazionale povera di sfarzi e ricca di polemiche. Neanche il 14 luglio riesce rasserenare gli animi d’Oltralpe. Il defilé in stile africano, per l’anniversario della presa della Bastiglia, non è piaciuto molto ai francesi. I soldati di 13 Paesi africani, ex colonie, hanno sfilato ieri sugli Champs Elysees, sotto una fitta pioggia, nella tradizionale parata. Una scelta criticata dall’opposizione socialista e numerose Ong, ma difesa dal presidente Nicolas Sarkozy, che ha definito «un controsenso» le accuse secondo cui l’invito ai Paesi africani sarebbe espressione di «una nostalgia coloniale». Soldati del Benin, Burkina Faso, Camerun, Ciad, Repubblica Centrafricana, Congo- Brazzaville, Gabon, Mali, Mauritania, Niger, Senegal, Togo e Madagascar hanno aperto la sfilata delle truppe. Il presidente ha pranzato all’Eliseo con dodici capi di Stato africani. Solo la Costa d’ Avorio, i cui legami con la Francia restano tesi, ha declinato l’invito, mandando il proprio ministro della Difesa a rappresentare il Paese. Per l’occasione, Sarkozy ha anche annunciato che le pensioni dei militari africani che hanno servito l’esercito saranno equiparate a quelle dei militari francesi, mettendo fine a un’ingiusta legge del 1959. «Hanno servito la Francia con le proprie vite durante le due guerre mondiali - ha detto il presidente - non capisco perché questo invito susciti delle polemiche». Di perplessità invece, secondo gli attivisti dei diritti umani, ce ne sono molte. A cinquan’anni dall’indipendenza la Francia mantiene un ruolo molto opaco nelle economie e nei governi delle ex colonie, favorendo corruzione e colpi di Stato e impedendo di fatto veri processi di democratizzazione.
L’analisi diventa ancora più dura se si fanno i confronti con le ex colonie anglosassoni. Paesi come Botswana, Sudafrica e Kenya se la passano decisamente meglio. L’associazione Survie ha raccolto oltre ottanta organizzazioni francesi e africane in una manifestazione di protesta pacifica che ha avuto luogo la sera prima di quella ufficiale. Al grido di «Cinquant’anni di Françafrique sono abbastanza» Olivier Thimonier, portavoce di Survie, ha denunciato la presenza di diversi criminali di guerra tra le file dei soldati africani «per celebrare una data simbolo della libertà ». «La maggior parte dei presidenti accolti da Sarkozy sono arrivati al potere o con un golpe o tramite elezioni truccate». Spesso, infatti, ai colpi di mano seguono votazioni farsa. L’esempio che Thimonier riporta è quello del Ciad: il presidente Idriss Debyha ha preso il potere dal 1990, poi si è fatto eleggere “democraticamente e in seguito ha rimosso il veto per il superamento dei due mandati dalla costituzione. «Accogliere il presidente del Ciad come se nulla fosse significa legittimarlo» conclude l’attivista. Thimonier è solo un’unità di quel 57% di francesi che non sopporta più Sarkozy. Neanche avere abolito il tradizionale ricevimento del 14 luglio all’Eliseo, in segno di austerity, gli ha fatto guadagnare un pizzico di simpatia. Ma una boccata di ossigeno per le casse sì, la corte di Francia ha risparmiato in questo modo ben 780mila euro.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







