La profezia di Silone

Federico Raponi
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DOC. Partendo dal lavoro dello scrittore abruzzese, Gianfranco Pannone con "Immota manent" racconta L’Aquila del post terremoto e come col passare del tempo nulla cambi.

Un monito che viene dal passato dei corsi e ricorsi, insieme a una testimonianza di resistenza, nonostante la tragedia. Miscelando immagini del sisma de L’Aquila e brani tratti da Uscita di sicurezza di Ignazio Silone, Immota manent di Gianfranco Pannone «è un breve documentario realizzato - racconta il regista - con gli allievi del corso di regia dell’Accademia dell’Immagine de L’Aquila, dove insegno da un po’ di anni. Stavamo preparando un lavoro sulla figura di Silone, abruzzese, quando è arrivato il terremoto. Tre mesi dopo, abbiamo pensato comunque di realizzare qualcosa».
 
Come avete modificato il progetto?
Ci è sembrato interessante confrontare il sisma di oggi con quello di Avezzano del 1915, in cui lo scrittore perse anche la madre e raccontò in Uscita di sicurezza. Passato e presente si incrociano, con la voce di Silone - interpretata da Filippo Timi - che ammonisce su quello che può accadere dopo il terremoto in termini di speculazione. Il che, quindi, ci riporta all’oggi, e le sue parole arrivano come macigni.
 
Che destino è toccato alla sua opera?
Oggi ci troviamo a riscoprire uno scrittore che era stato un po’ emarginato per le sue scelte: fu antagonista di Togliatti durante lo stalinismo, scelse la via socialista nel dopoguerra, e quindi intorno alla sua figura - tuttora conosciutissima all’estero - si è creato un discutibile silenzio. Uscita di sicurezza, libro di saggi pubblicato nel ‘65, è fonte di conoscenza sulla storia d’Italia e sul vissuto stesso dell’autore, uomo emblematico del Novecento che nel bene e nel male ha vissuto il suo secolo con tutte le proprie contraddizioni: ultimamente sono uscite fuori anche polemiche sul fatto che possa essere stato un delatore per il Fascismo, perché aveva il fratello minore in carcere durante i primi anni del regime.
 
Quale effetto hanno avuto, quegli scritti, sui ragazzi?
Io a 14 anni già leggevo romanzi come Fontamara, L’Avventura di un povero cristiano, Vino e pane, ed è stato abbastanza sconvolgente vedere che ragazzi anche abruzzesi non conoscessero Silone. Però ciò che mi ha più colpito è che quando sono andati a leggerselo si sono subito incuriositi, scoprivano qualcosa di cui nessuno gli aveva parlato.
 
Il documentario è stata un’operazione particolarmente significativa?
L’ho vissuto in prima persona perché lo sentivo anche molto mio, ma l’ho voluto anche condividere con gli allievi in quanto era importante dare il segno di una presenza, di qualcosa che era già cominciato prima e sul quale era d’obbligo non fermarsi. Su questo ci siamo trovati tutti d’accordo.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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