Le proposte verdi per Bruxelles a capo dell’Ue
EUROPA. Da ieri è il Belgio ad assumere la presidenza del semestre. Il leader indipendentista
fiammingo Bart De Wever, promette: «La transizione politica non impedirà l’efficacia della dirigenza».
In agonia, diviso e in stand by, il Belgio ha assunto ieri la presidenza del semestre europeo. Le premesse sono nere, ma i risultati potrebbero essere buoni anche se incentrati ancora sulla lotta alla crisi economica e poco sull’ambiente. Il principale obiettivo è senza dubbio la creazione di un governo economico europeo in vista del grande vertice tra Ue e paesi asiatici del 4 e 5 ottobre, che si svolgerà a Bruxelles. Una specie di piccola rivincita del Vecchio continente sul Nuovo, un modo per dire agli Usa che la Cina dialoga anche con noi. Per quella data il primo ministro belga (dimissionario ma ancora in carica) Yves Leterme non sa ancora se sarà nell’esercizio delle sue funzioni. Ma il programma che ha presentato ieri alla stampa sarà portato avanti in questi mesi, indipendentemente da chi sarà il suo successore. Difficile, infatti, che l’interim del gabinetto attuale possa durare fino a dicembre (come auspicato invece dal ministro delle Finanze Didier Reynders «per dare un senso di continuità»).
Dal canto suo, il leader indipendentista fiammingo Bart De Wever, reduce del successo elettorale del 13 giugno, ha promesso «che la transizione politica non impedirà l’efficacia della presidenza belga dell’Unione europea». De Wever, incaricato di trovare un accordo tra i partiti, ha di fronte a sé un lungo periodo di negoziati che rischiano di durare, appunto, fino ad ottobre. Mauron Labaki giornalista del quotidiano belga di Le soir non ha dubbi sul fatto che la direzione belga funzionerà. «Siamo alla dodicesima presidenza. Il programma è stato preparato con largo anticipo da diplomatici che hanno l’Europa nei loro geni. Si andrà avanti per automatismi, e poi - aggiunge - ci sono tanti politici, che resteranno fino alla fine. Ad ogni modo va sottolineato che non c’è un grande progetto politico dietro a questa presidenza, si continueranno a gestire i grandi dossier in corso, come la governance economica, e il rigore finanziario nella gestione del debito».
Priorità condivise anche degli ecologisti, che però propongono ricette diverse per raggiungere obiettivi ambiziosi sul piano climatico e energetico. Sono 13 le proposte che Ecolo, (i verdi belgi) hanno sottoposto al primo ministro. Tra queste spicca la Tobin Tax (la tassa sulle transizioni finanziarie dello 0,05 per cento, da devolvere alla lotta contro la povertà e il global warming).
Nella lista compaiono anche l’innalzamento degli obiettivi di taglio delle emissioni dell’Ue dal 20 al 30 per cento fissato per il 2020 nell’ambito del 20-20-20. L’ambiente resta un importante tema anche nell’agenda ufficiale del governo belga che tenterà di armonizzare le posizioni dei 27 in vista del vertice sul clima di Cancun a dicembre. Occasione in cui si spera non si ripresenti lo spettacolo inglorioso di un’Europa “ognuno per sé”. Anche se sarà difficile, in questo caso, prendere il Belgio come esempio di unione.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






