Legambiente: male le coste venete

Riccardo Bottazzo (Terra a Nordest)

LE ANALISI. Le cattive notizie per il mare della regione viaggiano lungo i corsi dei fiumi e arrivano dalle foci dei corsi d’acqua in 3 dei 5 punti critici.

Abusivismo edilizio, pesca non sostenibile, depuratori (che non ci sono e che quando ci sono non funzionano), scarichi fognari insufficienti e persistente inquinamento da idrocarburi. La fotografia dello stato delle coste venete scattata da Legambiente è impietosa. L’associazione ambientalista è approdata in laguna con la sua celebre goletta per lanciare la campagna Mare Monstrum e “dare i numeri” della qualità ambientale di quello che un tempo i latini avevano battezzato Mare Nostrum. Le cattive notizie per il mare veneto – ha spiegato Stefano Ciafani, responsabile scientifico Legambiente - viaggiano lungo i corsi dei fiumi e arrivano dalle foci dei corsi d’acqua, che rappresentano tre dei cinque punti critici rilevati dall’imbarcazione ambientalista. Fortemente inquinate le foce dell’Adige, del Livenza e del Lemene, dove arriva il canale in cui scarica il depuratore. Gravemente contaminati anche i punti campionati nei comuni di San Michele al Tagliamento e Venezia, nelle località Bibione e Campalto, a valle dei rispettivi depuratori.
 

Il primo nemico del nostro mare sono gli scarichi non depurati o insufficientemente depurati. All’incirca soltanto il 78% della rete fognaria risulta coperto da impianti di depurazione. Il che significa che oltre un milione di residenti del Veneto (in particolare nel trevigiano) rimane escluso dal servizio di decontaminazione delle acque reflue. Questa è la principale causa della forte contaminazione microbiologica rilevata nella acque marine venete dove la Goletta Verde ha rilevato una concentrazione di inquinamento microbiologico ben oltre i limiti di legge anche tenendo conto delle nuove normative in materia di balneazione, molto più permissive delle precedenti varate dal Governo con decreto legge.
 

Ma il pericolo, ha sottolineato l’indagine di Legambiente, non proviene solo dai batteri. Cemento selvaggio, speculazioni edilizie e consumo scriteriato del suolo sono il pericolo numero uno delle nostre coste. Un esempio per tutti, lo sfacelo che si sta consumando al Lido di Venezia. “La zona dell’ex Ospedale al Mare e il parco della Favorita – ha spiegato Luigi Lazzaro, presidente Legambiente Venezia - si stanno trasformando in una ghiotta occasione per il ‘partito del cemento’. L’area, già venduta dal Comune di Venezia per 81 milioni di euro, somma destinata a finanziare il nuovo Palazzo del Cinema, è stata acquistata da Est Capital Sgr, finanziaria padovana presieduta da Gianfranco Mossetto, per realizzare un grande centro residenziale con case di lusso, albergo, centri commerciali, negozi, piscina e parcheggi sotterranei.
 
Peccato che la delibera del consiglio comunale prevedesse solo ‘un’edificazione massima di due edifici di altezza di 9,50 e 12,50 metri, su una porzione corrispondente a un quarto dell’area interessata, riservando la restante superficie a verde sportivo’, mentre il progetto di Est Capital prevede un piano di edificazione residenziale costituito da una trentina di ville da circa 200 metri cubi ciascuna, accanto alle quali dovrebbero svettare anche tre torri alte 20 metri. Cubature che finirebbero per coprire per intero l’area della Favorita”. In sostanza, siamo di fronte alla volontà di fare piazza pulita del parco della Favorita e di edificare una zona oggi ben conservata del litorale del Lido. La solita operazione di lottizzazione edilizia spacciata come intervento di riqualificazione.
 
«Terremo nella massima considerazione i dati raccolti e presentati da Goletta Verde di Legambiente – ha commentato l’assessore comunale all’Ambiente, Gianfranco Bettin - specialmente i dati relativi alla situazione di stress del mare Adriatico e, in generale, alle ferite subite dal territorio e dall’ambiente nella nostra realtà. Per quanto riguarda la situazione nel Comune di Venezia, troviamo confermate le nostre preoccupazioni per l’arrivo in laguna di inquinanti attraverso i corsi d’acqua dovuto alla mancata depurazione di acque che, dall’entroterra giungono in laguna. L’altro aspetto critico riguardante l’impatto del grande investimento immobiliare di Est Capital al Lido, che molto preoccupa l’associazione ambientalista. L’attuale amministrazione è, fin dal primo giorno, impegnata nel confronto con i promotori dell’intervento e con il commissario straordinario Spaziante, per verificare il reale impatto del progetto e i margini tuttora esperibili per ridurne l’impatto ambientale».  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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