Legge bavaglio, indietro tutta
DAL TRANSATLANTICO Verso un accordo tra i finiani e il resto del Pdl. Presentato un emendamento secondo il quale le intercettazioni considerate rilevanti da giudice e pm potranno essere pubblicabili. I dubbi del premier
La più soddisfatta è Giulia Bongiorno, presidente della Commissione giustizia della Camera, convinta finiana, avvocato di grido dopo aver ottenuto l’assoluzione di Giulio Andreotti dai reati di associazione mafiosa. «Credo sia innegabile che questo emendamento va incontro alle istanze presentate dal mondo dell’informazione. Ho sempre detto che occorreva andare in questa direzione. Si tratta di un salto in avanti», dichiara ai cronisti. È l’annuncio che si profila un accordo tra i finiani e il resto del Pdl con effetto spiazzante sull’opposizione. Sul quale però spara subito Berlusconi, quasi fosse all’oscuro delle trame in atto a Montecitorio: «La legge rischia di rimanere com’era». Vedremo se è solo contro tutti. La soddisfazione della Bongiorno e l’irritazione di Berlusconi si riferiscono a un emendamento presentato ieri pomeriggio in Commissione giustizia dal governo. Prevede che le intercettazioni siano coperte da segreto fino alla conclusione della cosiddetta “udienza-filtro” (nomignolo subito affibbiato all’emendamento). È durante questa udienza, infatti, che il magistrato dovrà escludere quelle estranee alle indagini. In questo modo, le intercettazioni considerate rilevanti da giudice e pubblico ministero potranno essere pubblicabili. Stabilito questo principio, il governo propone quindi di sopprimere tutta quella parte del testo del disegno di legge nel quale si prevedeva il divieto di pubblicazione delle intercettazioni sino alla conclusione delle indagini. Le intercettazioni, secondo il testo messo a punto dal governo, sono però sempre coperte dal segreto istruttorio fino a quando le parti non ne vengano a conoscenza.
La fumata bianca è l’esito della trattativa tra la presidente della Commissione giustizia e il guardasigilli Angelino Alfano. I due si erano telefonati per l’intera giornata di lunedì, evitando però di incontrarsi come era stato annunciato in un primo momento. Ecco così che ora giacciono sul tavolo della Commissione di Montecitorio 6 emendamenti presentati dal governo, 5 presentati dalla stessa Bongiorno e quest’ultimo denominato benevolmente “udienza-filtro”. Nella proposta di modifica del ddl, che porta la firma del sottosegretario Giacomo Caliendo, si disciplinano anche i casi in cui il giudice e il pm, prima che ci sia “l’udienza-filtro”, utilizzino le intercettazioni per emettere, ad esempio, dei provvedimenti cautelari oppure per atti che riguardano la ricerca della prova (ad esempio, un’ordinanza di custodia cautelare oppure un decreto di perquisizione). In questi casi, saranno il pm e il giudice a dover selezionare quali conversazioni dovranno essere trascritte per adottare la misura cautelare o l’atto d’indagine. L’accordo tra finiani e berlusconiani rasserena il confronto nel Pdl. Fabrizio Cicchitto, capogruppo a Montecitorio, sostiene addirittura che a questo punto il disegno di legge sulle intercettazioni potrebbe essere approvato prima delle vacanze. Ipotesi quest’ultima un po’ esagerata, perché presupporrebbe che l’Aula della Camera che ne inizierà a discutere il 29 luglio voti il provvedimento il 2 o 3 agosto. «Non ci sarà nessun rinvio a settembre del ddl sulle intercettazioni.
Quello presentato dal governo è un maxi emendamento di sintesi », insiste però Enrico Costa, capogruppo del Pdl in Commissione giustizia. Un giudizio positivo sull’emendamento governativo viene da Roberto Rao, Udc: «Ci pare si vada nella giusta direzione. Apprezziamo i passi avanti e il lavoro svolto. Molti rilievi dell’opposizione sono stati accolti». Più fredda e prudente la reazione di Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Partito democratico: «Voglio vedere bene il testo nell’impatto che ha sulla legislazione». I lavori della Commissione giustizia riprendono questa mattina per esaminare nel dettaglio la novità dell’emendamento sulla “udienza-filtro” e per valutare quali degli altri emendamenti presentati dal governo e dalla relatrice Bongiorno restano in vigore. Ci sono da vagliare anche 600 emendamenti di bandiera dell’opposizione.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







