Mediterraneo e meduse. Allarme invasione
MARE Aumentano in Adriatico e nel Tirreno le segnalazioni di grandi sciami, con rischi per la balneazione. Colpa della tropicalizzazione delle acque e della scarsa presenza dei suoi predatori, cetacei e tartarughe
Puntuale con l’arrivo della stagione balneare, ecco pure l’emergenza meduse, diventata un tormentone estivo per i turisti in cerca di refrigerio. Da poco più di un lustro infatti la diffusione di questi animali così belli da vedere ma alcuni assai velenosi è andata aumentando di anno in anno. In questi giorni l’allarme si è verificato nel tratto di mare compreso fra Liguria e Toscana, dove sono stati segnalati numerosi sciami di vetella (una specie innocua, nota pure come barchetta di san Pietro) lentamente avvicinatisi alle rive; stessa situazione lungo la costa oristanese, in Sardegna, e dove già a maggio, a Su Pallosu Marina e San Vero Milis, il livello di guardia era stata tenuto alto. Nel mar Tirreno centrale sono invece comparsi mucchi di pelagia, medusa che oltre a essere fra le più urticanti dei nostri mari, è una ghiotta divoratrice di uova di pesci e contribuisce alla depauperazione ittica. In Adriatico sono arrivate inoltre segnalazioni di grandi quantità di aurelia, o medusa quadrifoglio, la cui presenza ( familiare per molti vacanzieri) è innocua; e di physalia, detta pure caravella portoghese, velenosa e dalle punture molto dolorose (che tuttavia, pur somigliando a una medusa, è un invertebrato marino galleggiante). Infine, nella laguna di Orbetello, è apparsa in modo massiccio la mnemiopsis (anch’essa in realtà un ctenoforo, e non una medusa), che fece la sua prima apparizione l’anno scorso dopo l’evasione dal mar Nero. Questa estate è tornata a fare incetta di uova e larve di pesci.
La diffusione delle meduse naturalmente non è una peculiarità italiana, ma riguarda altri paesi del mar Mediterraneo. Nella vicina Francia, in Costa Azzurra, le località di Mentone, Roquebrune, Villafrance, e Nizza hanno posto dei cartelli di avviso per i turisti. La spiaggia di Larvotto, nel Monaco, è l’unica a non aver avuto problemi; ma soltanto perché lì vi è l’usanza di installare al largo delle reti lunghe quasi duecento metri e larghe tre per consentire ai bagnanti di godersi la giornata di mare (e che il piccolo principato sia stato più previdente dei limitrofi lidi non è forse un caso; il regnante Alberto II è presidente del Ciesm, una commissione internazionale per l’esplorazione scientifica del Mediterraneo). Ma cosa è cambiato in questi anni nei nostri bacini? Innanzitutto la temperatura, aumentata ovunque. E sebbene le meduse vivano a ogni latitudine, in acque tropicali e artiche, un aumento del calore nei nostri mari ne ha favorito il proliferare. Il mar Mediterraneo, investito da un fenomeno di tropicalizzazione, sta diventando un crocevia biologico delle specie che più amano acque temperate, provenienti dagli oceani Atlantico e Indiano, attraverso il canale di Suez. Però per l’espansione delle meduse si potrebbe ipotizzare anche un’altra causa: la diminuzione dei pesci dovuta essenzialmente alla sovrapesca. Alici e sardine, loro predatrici naturali, non abbondano più nei nostri mari; esattamente come la tartaruga marina, ormai poco presente nel Mediterraneo al punto di essere fra le specie a rischio.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







