Meno soldi ai vigili del fuoco
TERRITORIO. A dieci anni dalla legge, firmata da Pecoraro Scanio, che ha introdotto il reato di incendio boschivo, con i tagli di Tremonti sono ora a rischio i soldi per l’attività di prevenzione e di intervento.
Anche se per quest’estate si annuncia una diminuzione degli incendi (-50% rispetto allo scorso anno), ma non si può tirare un sospiro di sollievo. Le risorse destinate alla prevenzione e agli interventi dei vigili del fuoco potrebbero essere ulteriormente decurtate a causa dei tagli ai fondi delle Regioni, contenuti nell’ultima manovra finanziaria. «Per noi – spiega Alfio Pini, capo del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco – sarà sempre più difficile lavorare». E non c’è da stare allegri se anche il capo nazionale del Corpo forestale, Cesare Patrone, lancia l’allarme: «La causa principale degli incendi è l’abbandono dei territori da parte delle istituzioni. Ancora oggi, aree molto estese della nostra penisola si trovano in un quasi totale stato di abbandono, l’unico presidio in zone vastissime è rappresentato dagli agricoltori».
Sebbene la superficie colpita rimanga estesa in modo preoccupante, negli ultimi dieci anni sono stati bruciati molti meno ettari di terra rispetto al decennio precedente: 765 mila ettari a fronte di 1 milione 185 mila del periodo 1990-2000.
Il merito di questa riduzione va anche al decreto legge 220 del 2000 che ha fatto entrare nel codice penale il reato di incendio boschivo (articolo 423 bis). Il provvedimento, proposto dall’allora Ministro all’Agricoltura Alfonso Pecoraro Scanio durante il Governo Amato, ha per la prima volta previsto pene molto dure per gli incendiari: dai quattro ai dieci anni di reclusione, mentre prima si rischiavano solo sanzioni amministrative. «Il merito più grande della legge – ha spiegato Cesare Patrone, nel corso di un convegno sui dieci anni della norma antincendi cui hanno preso parte anche Giuliano Amato e Pecoraro Scanio – è aver introdotto nella giurisprudenza italiana il concetto di tutela del bosco in virtù di un suo valore intrinseco».
Sono aumentati anche gli arresti. Secondo i dati forniti dal Corpo Forestale, viene individuato oltre l’8% degli autori degli incendi. Percentuale non da buttar via, considerato che per i furti in casa non si va oltre il 2,9%. Dunque, rispetto al passato, si conosce meglio il fenomeno. E anche l’identikit di chi appicca incendi sta cambiando. Sia nell’immaginario collettivo che nelle aule di Tribunale, non si parla più di piromani ma di incendiari: nel 98% per cento dei casi le fiamme hanno infatti origine dolose. E in nessun caso è stata ritrovata la classica cicca di sigaretta cui spesso si dà la colpa di tutto.
Tuttavia, con la finanziaria di Tremonti, potrebbe essere molto più difficile intervenire per i Vigili del fuoco. Il corpo dei pompieri, 35 mila in tutta Italia, non gestisce infatti risorse autonome. «Ogni anno – dichiara Alfio Pini – siamo costretti a rinnovare le convenzioni con le Regioni, dunque non abbiamo mai certezza sulle cifre che potremo gestire. Per questo motivo siamo in continua emergenza a causa della cronica carenza di risorse. Temo che con gli ultimi tagli lo saremo ancora di più».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







