Mucillagine, mistero sull’origine
INQUINAMENTO. Tante segnalazioni per irritazioni cutanee tra i bagnanti. I Verdi accusano: i depuratori saranno pronti solo tra due anni.
Allarme e sgomento nelle ultime settimane tra turisti e bagnanti della zona flegrea, a causa del crescente livello di inquinamento delle acque balneabili, così come delle spiagge che ricevono tutti i giorni la spazzatura condotta fino a riva dalla corrente. Le denunce arrivano da Ischia a Monte di Procida, riportando le cronache di quella che è già stata definita “la chiazza-mostro”, un accumulo di mucillagine ampio diversi metri che nonostante il passare dei giorni non si è ancora dissolto, e che sta infestando l’area marina protetta del Regno di Nettuno tra il fastidio dei locali e l’allarme dei naturalisti e dei medici: nonostante la negligenza di chi avrebbe dovuto effettuare analisi specifiche sui campioni dell’affioramento di mucillagine, i biologi rassicurano che la melma è organica e non tossica; di ben diverso parere chi ha visto la chiazza, che intrappola scarichi di barche, traghetti e aliscafi, oltre che rifiuti come assorbenti e pannolini insieme a liquami organici di dubbia provenienza.
«Dopo aver nuotato nella chiazza – ha lamentato Gianni D’Ostuni - mi sono sentito male. I bagnini della spiaggia di Citara a Forio tra l’altro sconsigliano di fare il bagno e spesso il cattivo odore è davvero insopportabile. D’altronde a Ischia ancora non c’è un solo depuratore funzionante e quindi gli scarichi vanno a finire ogni giorno in mare e nella chiazza giallognola nell’indifferenza delle istituzioni». Ad Ischia, dove è stato rilevato un danneggiamento nella tratta fognaria sottomarina di Monte Sant’Angelo, due bambini ed una donna hanno riportato febbre alta con infezioni cutanee e disturbi allo stomaco, appena dopo un’immersione accidentale nella mucillagine. «Fino ad ora 18 segnalazioni ci hanno denunciato arrossamenti ed infiammazioni cutanee, 5 invece malori con vomito – dichiara il commissario regionale dei Verdi Francesco Borrelli – ma a sembrare surreale è che il “responsabile unico delle concessioni depuratori Regione Campania”, Bruno Orrico, abbia comunicato che il sistema di depurazione sarà a regime solo tra 2 anni. Ci domandiamo come sia possibile e che cosa è stato fatto fino ad oggi per depurare le acque».
Per questo dopo la manifestazione di ieri con il Presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli, fuori il depuratore di Cuma, Borrelli ha chiesto di fare un sopralluogo proprio all’interno della struttura per verificare lo stato della depurazione. Proprio i vertici dell’Hydrogest, la società che gestisce il maxi-depuratore, sembrano responsabili per la diffusione delle acque di scolo marroni nel mare lungo tutto il litorale domizio, fino al porticciolo di Acquamorta a Monte di Procida. La colpa non risale esclusivamente al depuratore regionale della Hydrogest, che lavora al 20% delle proprie possibilità operando solamente uno scarto parziale dei rifiuti, ma anche agli scarichi abusivi della zona, che sarebbero più di una dozzina.
Secondo l’Arpac l’impianto di depurazione a Cuma sarebbe troppo obsoleto, anche nel caso dovesse tornare pienamente funzionale: le perplessità restano, dato che il mare attorno alla riserva di Cuma non è balneabile da 24 anni.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







