Museo Madre a rischio chiusura
IL CASO. Non appare roseo, dalle parole del direttore Cicelyn, il futuro del Madre, museo d’arte contemporanea, situato nel pieno centro di Napoli.
Non appare roseo, dalle parole del direttore Cicelyn, il futuro del Madre, museo d’arte contemporanea, situato nel pieno centro di Napoli. Durante la conferenza stampa di presentazione della rassegna “un’estate al Madre” si è a lungo parlato della situazione disastrosa in cui verte il museo. Sarebbe di 6 milioni il debito maturato nei confronti della Sebac (società campana per i beni culturali), alla quale, dalla precedente giunta Bassolino, era stata affidata la gestione della struttura e dell’ attività. Già lo scorso 17 giugno, la Sebac fece presente al direttore la disastrosa situazione, per la quale, ora, Sebac non potrà più anticipare le spese per le prossime attività in programma.
Prima conseguenza è stata la cancellazione della mostra collettiva “il ventre di Napoli” in programma a partire dall’8 luglio. I fondi non saranno disponibili nemmeno per il pagamento delle utenze, e già nei prossimi giorni incombe la minaccia dell’interruzione della fornitura di energia elettrica, per i circa 80 mila euro di pagamenti arretrati. Durante la conferenza il direttore Cicelyn ha puntato il dito contro la Regione, accusandola di essere indifferente alla richiesta di convocare un tavolo di concentrazione per il salvataggio del museo e delle sue attività.
“È un atteggiamento aggressivo e volgare, perché chiunque ha diritto a una risposta ed è ancora più offensivo quando è un’istituzione a non rispondere”, sono state le dure parole rivolte alla nuova giunta Caldoro. È dal momento della sua fondazione, il 2007, che molte sono state le polemiche sui ricchi finanziamenti elargiti dalla Regione al museo - fortemente voluto da Bassolino- che nello scorso 20 febbraio ha stanziato ben 20 milioni di euro per l’organizzazione di eventi ed esposizioni.
È più che giusto chiedersi – e chiedere al Madre – come tutti questi soldi pubblici, durante gli anni, sono stati spesi. Di sicuro una parte sono stati utilizzati per le importantissime mostre allestite negli ultimi tempi, grazie a cui la città acquisisce fama nella scena artistica internazionale che sembra più interessata, rispetto alla patria, del museo. Anche lasciar chiudere una punta di diamante italiana, non solo napoletana, sarebbe un vero spreco.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







Commenti
SCABEC
S: SOCIETA'
CA: CAMPANA
BE:BENI
C: CULTURALI
per l'appunto!