Nel Pdl è guerra dei nervi
DAL TRANSATLANTICO. Fitto il calendario dei lavori parlamentari prima della pausa estiva. Domani c’è il voto di fiducia sulla manovra, poi arriva in Aula il ddl intercettazioni. E sono ancora scintille con i finiani.
La guerra di nervi tra Berlusconi e Fini ha una nuova puntata ogni giorno. Ieri era convocata alle 13,30 la Conferenza dei capigruppo di Montecitorio che doveva fissare il calendario degli ultimi giorni di lavoro parlamentare prima della pausa estiva. Il voto finale sulla manovra economica, sulla quale il governo ha chiesto il voto di fiducia, è previsto per domani. E sempre domani arriva in Aula il disegno di legge sulle intercettazioni.
Nei prossimi giorni, ha fatto sapere il presidente della Camera, bisogna trovare il tempo anche per approvare due decreti legge che scadono a settembre: quello sull’energia e quello sulla Tirrenia che contiene la riforma dell’autotrasporto. In più, da qui alla prossima settimana, si terranno sedute quotidiane congiunte di Camera e Senato (una è prevista oggi) per eleggere gli 8 membri laici del Consiglio superiore della magistratura. L’ingolfo di scadenze alla Camera consiglierebbe perciò un rinvio della discussione sul ddl intercettazioni a settembre ma la temperatura delle polemiche interne al Pdl rende difficile fare previsioni.
La maggioranza del partito e il capogruppo a Montecitorio Fabrizio Cicchitto insistono per l’approvazione del ddl prima della pausa estiva mentre i finiani, che si ritengono soddisfatti per le molte modifiche apportate al testo votato dal Senato, preferirebbero che la discussione slittasse a settembre. La guerra di nervi tra Berlusconi e Fini può però precipitare nello scontro da un momento all’altro. Le tensioni si palpano. Antonio Di Pietro, con mossa incauta, ha sollecitato i finiani che hanno sollevato la questione morale nel Pdl a essere coerenti. «Facciano venire meno la fiducia al governo votando una mozione di sfiducia da costruire insieme», ha dichiarato il leader dell’Idv ai cronisti in Transatlantico. I finiani si sono guardati bene dal rispondere.
Ieri, grazie all’occasione di una delle sedute comuni di Camera e Senato, nel cortile di Montecitorio si sono visti molti capannelli tra leader dove si parlava animatamente. Quello che ha incuriosito di più era formato da Pier Ferdinando Casini e Massimo D’Alema a cui si è unito il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa. Fabio Granata, il deputato finiano che fa scandalo per le sue critiche al governo in materia di lotta alla mafia e di legalità, si aggirava invece in Transatlantico con l’orgoglio di un indomito soldatino.
A tranquillizzarlo ci hanno pensato le parole di Fini: «Tutte le idee possono essere contrastate, ma combattere le idee con gli anatemi o peggio con le espulsioni ha ben poco a che vedere con un partito liberale». E così Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl a Montecitorio, si è detto persuaso che Fini abbia addirittura «l’obiettivo di devastare e destabilizzare il partito oscurando anche tutto quello che di buono ha fatto il governo». Non esageriamo, verrebbe da commentare aspettando la prossima puntata. Il problema è che la politica italiana non è una soap opera televisiva.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







