Nella discarica Abruzzo

Diego Carmignani
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TERRITORIO. Comitati e ambientalisti si mobilitano contro i futuri impianti di smaltimento che minacciano la Regione e fanno gola alle imprese. E a L’Aquila l’immondizia è diventata la nuova emergenza sanitaria.

Storia grottesca e disperata quella recente dell’Abruzzo, da regione miracolosamente incontaminata, quasi orgogliosa delle proprie misconosciute ricchezze, a improvviso bersaglio di ogni male italiano. Scoperta dal mondo in seguito ai cataclismi terremoto e Bertolaso, è poi rimbalzata sulle pagine di cronaca a più riprese, per ragioni sempre sgradevoli: trivellazioni barbare che minacciano le coste e l’entroterra, elettrodotti destinati ad attraversare le sue valli, fauna e flora di aree protette messi in pericolo dall’incuria umana.
 
Alle brutture si è aggiunto da tempo un orrore che la “regione verde d’Europa” non aveva messo in conto, quello di diventare una pattumiera fuori controllo. Nello scorso settembre cittadini organizzati in comitati spontanei hanno raccolto migliaia di firme per dire no, tramite petizione indirizzata alle amministrazioni locali, ad una nuova discarica, progettata nel comune di Gioia dei Marsi, sul confine col territorio di Pescina. Una struttura considerata necessaria per lo smaltimento di rifiuti non pericolosi del comprensorio Marsica est, ma un obbrobrio da ogni punto di vista. Il piano è costruirla a mille metri di altezza, in zona altamente sismica, su uno strato di roccia permeabile e per giunta su un acquifero vitale per l’approviggionamento idrico di tutta la Valle del Fucino.
 
È per questa serie di allucinanti condizioni che è arrivata ora anche la mossa decisa del Wwf, che ha voluto presentare ricorso al Tar abruzzese, chiedendo l’annullamento dell’Aia (autorizzazione integrata ambientale) rilasciata dalla Regione all’azienda proponente, la Aciam Spa di Avezzano, per la realizzazione e la gestione dell’impianto. Esprimendo perplessità e preoccupazione per un sito «decisamente inadatto», l’associazione ambientalista sottolinea inoltre come il critico progetto Valle dei Fiori sia «figlio di una gestione vecchia dei rifiuti, in quanto non tiene conto del ridisegno complessivo richiesto dalle norme regionali con la costituzione degli Ato provinciali».
 
Dai monti ai mari. Altro fronte, altra discarica, quella di Spoltore, comune pescarese a ridosso dell’Adriatico. Qui la mobilitazione, soprattutto grazie al tam tam internet, si sta alzando per via della contestata quarta discarica che si sta per mettere su, in una zona di interesse naturalistico e turistico, dove da secoli si coltivano olii e cereali di alta qualità, e che è stata nel tempo soggetta a numerose bonifiche. Le imprese interessate al businness rifiuti hanno già transennato una strada e posizionato videocamere di sorveglianza; in vista c’è lo sbancamento di una collina e la demolizione di un antico fabbricato rurale. Al loro posto, secondo il comitato permanente “No alla discarica” sono in arrivo nuovi fiumi di veleni, come cadmio e piombo, che sradicheranno querce e colture secolari.
 
In più zone dell’Abruzzo, regione dove la parola post-sisma più abusta sembra essere speranza, l’affare immondizia appare come la nuova frontiera di speranzose società, appoggiate dalla politica, pronte ad avvalersi dell’impennata dei prezzi sulla raccolta e il conferimento. E i giorni dell’abbandono (per tornare alla spinosa questione ricostruzione) puntano dritti anche verso il capoluogo l’Aquila, dove, oltre all’imbarazzante nulla intorno al ritorno alla normalità, spunta un’emergenza sanitaria forse più preoccupante dell’emergenza casa. «Giardini abbandonati, discariche nei posti più impensati, erbacce, animali chiusi ovunque – denuncia l’assessore all’Ambiente Alfredo Moroni- hanno portato ad una proliferazione di colonie di ratti, rettili, ma anche di mosche e zecche, tutti portatori di infezioni e malattie».
 
Per fronteggiare questa ennesima deriva  del terremoto, dal palazzo del Comune è arrivato un’ordinanza urgente, firmata dal sindaco Cialente, con cui si impone ai proprietari di edifici agibili o parzialmente agibili, agli allevatori o possessori di animali da cortile, ai gestori di esercizi pubblici, il rispetto di determinate regole, pena pesanti sanzioni pecuniarie. Un’anarchia difficile da governare, frutto misto di disperazione e malaffare, due fenomeni estranei, finora, per la placida terra abruzzese.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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