New Wave filippina
CINEMA Ospite dell’Asian Film Festival il regista parla della vitalità de “la nuova ondata” del cinema filippino e presenta i suoi due film, Lola e Kinatay, Palma d’oro per la migliore regia
Quando nel 2008 Serbis fu proiettato a Cannes rappresentò il ritorno, in concorso, del cinema filippino, dopo venti anni di assenza. Brillante Mendoza regista tra i più noti di quella che viene definita la New Wave filippina è diventato in pochi anni il capofila di una rinascita cinematografica (l’anno scorso a Cannes sono state presentate ben quattro pellicole filippine) che vuole indagare senza filtri, con sguardo penetrante e sincero la violenza di una società povera e profondamente corrotta. Ospite a Roma dell’Asian Film Festival il regista di Kinatay, spietata discesa nell’animo umano in una Manila desolata e infernale (Palma d’oro a Cannes nel 2009 per la migliore regia) e di Lola, uno dei film sorpresa della scorsa Mostra del cinema di Venezia, ci ha parlato del suo cinema crudele ma profondamente umano.
Da cosa dipende secondo lei questa nuova vitalità del cinema filippino?
C’è una grande energia della nuova generazione filippina e tutto questo grazie alle possibilità offerte dalla digitalizzazione del cinema. Cinque anni fa anche a me è apparso tutto più semplice quando ho iniziato il mio percorso cinematografico utilizzando una camera digitale. Ci sono, comunque, anche ragioni sociali del successo di questi film. Io, per esempio, racconto storie che emergono da una realtà esistente. Insomma, il superamento di film melodrammatici, tipici di un certa cinematografia filippina, lontana dalla gente, ha fatto sì che le pellicole di questa nuova generazione di registi descrivano molto da vicino la realtà delle cose.
Cosa risponde a chi l’accusa di descrivereuna violenza troppo esplicita e spesso gratuita nei suoi film?
Forse chi lo dice non capisce pienamente il senso dei miei lavori. Io non mostro sesso e violenza allo scopo semplicemente di mostrare sesso e violenza. Comunque per me la figura dell’artista non ha come fine di soddisfare il pubblico o preoccuparsi di cosa è il caso che questo sia in grado di vedere oppure no. I miei film troveranno il loro pubblico e i loro critici, non mi interessa che vengano accettati da tutti. Sono soddisfatto solo quando realizzo un risultato per me apprezzabile, che mi corrisponde.
Lei è stato spesso critico nei confronti del pensiero religioso cattolico, ma nei suoi film rappresenta altrettanto spesso a che grado di miseria può arrivare la natura umana. In questo concorda con il pensiero cristiano cattolico per cui gli uomini nascono malvagi, a causa di un’umanità corrotta fin dalla nascita dal peccato originale?
Le Filippine come l’Italia è un Paese molto cattolico, in cui il 90% delle persone si professa tale. Nel mio cinema, così come nel Paese, ci sono molte contraddizioni. Le persone si prostituiscono, rubano, la realtà è complessa ma la gente non nasce cattiva è la situazione, ciò che succede attorno a loro, a influenzarne la natura. Tutta la mia educazione è stata cattolica ma ciò non toglie che io abbia le mie opinioni sulla religione e la divinità.
Ci sono stati dei maestri che all’interno o fuori dal suo Paese hanno influenzato il suo modo di fare cinema?
Sì, senz’altro Truffaut e Bertolucci.
Ci può parlare del suo prossimo progetto?
Sarà una coproduzione franco-tedesca filippina e l’attrice protagonista sarà Isabelle Huppert. Il film narra la storia di una missionaria francese rapita nel sud delle Filippine, una zona tormentata dagli scontri tra indipendentisti islamici e governo, dal gruppo terroristico di Abu Sayyaf. Comincerò a girare all’inizio del prossimo anno.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







