Noi vogliamo solo tornare a lavorare

Gerardo Giannone (operaio lastratura ex G.B. Vico Fiat)

LA LETTERA. Ricordo quando l’8 gennaio del 2001 entrai per la prima volta in Fiat a Pomigliano: ero uno dei 380 giovani assunti con contratto a termine che servivano a dare lustro alla macchina dell’anno Alfa 147...

Ricordo quando l’8 gennaio del 2001 entrai per la prima volta in Fiat a Pomigliano: ero uno dei 380 giovani assunti con contratto a termine che servivano a dare lustro alla macchina dell’anno Alfa 147 che da pochi mesi era entrata in produzione. Sentirsi dipendente della Fiat mi dava sicurezza. Nel settembre di quell’anno fummo tutti non confermati e aspettammo 3 mesi prima di rivedere la fabbrica per soli 4 mesi, ma, con un contratto interinale tramite l’agenzia Adecco. Solo nel maggio del 2003 rientrammo in fabbrica e d’allora non siamo più usciti, fino all’annuncio che lei ieri ha fatto. Da domani non sarò più un dipendente Fiat, ma, semplicemente un dipendente della Fabbrica Italia Pomigliano. Cosa cambierà per me e i miei colleghi?
 
Un collega oggi mi ha telefonato e mi ha detto: «Ora non siamo più proiettati a diventare il secondo stabilimento italiano, ma il primo. Con Marchionne presidente non credo che saremo secondi a nessuno». Ecco: un mio collega ha trovato quel lato positivo a tutto questo polverone che da mesi aleggia su Pomigliano. Della Fiat avrò ricordi buoni e ricordi tristi, ricorderò l’emozione di quando montai la mia prima pedaliera sulla 147 e la rabbia di quando non fui confermato, ricorderò i tanti soldi presi a luglio del 2007 (1100 euro di premio produzione, più 506 di quattordicesima, più 1100 di stipendio) e la miseria di luglio di quest’anno solo 770 euro a cui ne vanno detratti 407 di tasse per i soldi presi dal sostegno al reddito (sic!) datoci dalla Regione Campania.
 
Fabbrica Italia Pomigliano non deve nascere tra la rabbia e la preoccupazione, non deve riflettere gli errori del passato, ma, deve dare sicurezza di lavoro per chi c’è e divenire speranza di lavoro per chi oggi è disoccupato. Ormai è chiaro a tutti, che quel che è fatto e fatto, ma, sia chiaro, noi non saremo mai e poi mai la generazione che ha abdicato al progresso sociale e di libertà in cambio di lavoro.
 
Questa fabbrica a Pomigliano serve a costruire auto e non a demolire la dignità umana, questo stabilimento, serve a far vivere una società e non a far sopravvivere le persone che vivono intorno. Basta con gli scontri, basta sui licenziamenti, basta scioperi inutili, basta e ancora basta: ritorniamo a far lavorare questo stabilimento, ritorniamo a lavorare per produrre e guadagnare, tutti, e facciamo diventare questa nuova avventura un modello di progresso per la società.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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