Non può durare
IN FONDO. Il governo Berlusconi, quando si tratta di scegliere con chi trattare e chi lasciare fuori dalla porta, ritrova la sua vera identità. Forte con i deboli e debole con i forti.
Emma Marcegaglia se l’è cavata con un colpo di telefono. Per i rappresentanti dei Cocer, i “sindacati” delle forze armate, è stata sufficiente una conferenza stampa. I cittadini de L’Aquila, invece, hanno dovuto invadere il centro di Roma, prendersi una buona dose di manganellate e non avere comunque la certezza di essere ascoltati. Ai rappresentanti delle associazioni dei disabili sono state risparmiate le botte, ma è la prima volta che devono scendere in piazza, tutti insieme, per difendere il diritto a una vita dignitosa.
Il governo Berlusconi, quando si tratta di scegliere con chi trattare e chi lasciare fuori dalla porta, ritrova la sua vera identità. Forte con i deboli e debole con i forti. Le immagini di ieri, insieme alla minaccia di abdicazione ripetuta da giorni come un mantra dai presidenti delle Regioni, danno davvero l’idea di un governo alla sbando. E più che dall’iniziativa dell’opposizione parlamentare, è proprio dalla pancia del Paese che sembrano arrivare i segnali di un possibile disfacimento di questa maggioranza.
In evidente deficit di credibilità, con due ministri dimissionari (Scajola e Brancher), il titolare dell’economia impegnato in un rovinoso «Tremonti contro tutti», la stampa in rivolta contro la legge bavaglio, Berlusconi annaspa alla ricerca di una via d’uscita. E cerca come può di turare le falle. Senza una strategia, però. E si vede. Lui, che pure è uno stratega della comunicazione, commette errori grossolani. Ma come si fa, con la crisi che azzanna persino la spesa alimentare delle famiglie, da un lato consentire alla presidente della Confindustria di sorridere beata in tv dicendo «ho sentito al telefono Berlusconi e Tremonti, le nostre richieste sono state accolte» e dall’altro far prendere a manganellate i terremotati de L’Aquila, che chiedono una ragionevolissima solidarietà?
E che senso ha spingere le rappresentanze delle forze armate fino al punto di mostrare le stellette in tv per attaccare il governo, perché con i tagli della finanziaria mette in pericolo la sicurezza del Paese, per poi concedergli d’un colpo 160 milioni di euro in due anni?
Siamo al suk, altro che il rigore che pure sarebbe necessario per evitare l’assalto della speculazione finanziaria alla disastrate casse nazionali. Nei palazzi, Chigi e Grazioli indifferentemente, si mercanteggia con i “poteri forti” e nelle strade si fa la voce grossa con chi rivendica diritti e pretende risposte. Non può durare a lungo. O almeno si spera.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






