Obama firma le nuove sanzioni contro Teheran

Paolo Tosatti
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IRAN. La Casa Bianca dà il via libera definitivo ai provvedimenti decisi dal Congresso. Un altro passo avanti dell’offensiva di Washington contro la Repubblica Islamica. Il presidente Usa: «Le misure più dure di sempre».

«Colpiamo al cuore la capacità del governo iraniano di finanziare e perseguire i suoi programmi nucleari e mostriamo che le sue azioni hanno delle conseguenze e che se insisterà sulle sue posizioni la pressione internazionale non farà che aumentare, così come il suo isolamento». Con queste parole il presidente Obama ha firmato ieri il provvedimento del Congresso Usa che ha stabilito due settimane fa nuove sanzioni contro Teheran, misure che andranno ad aggiungersi a quelle già approvate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite all’inizio di giugno e a quelle annunciate da Unione europea, Canada e Australia.
 
La firma del presidente Usa è arrivata a poche ore di distanza da una lettera scritta appunto dal ministro degli Esteri iraniano Manouchehr Mottaki per protestare formalmente davanti all’Onu e ai ministri degli Esteri dell’Ue contro l’adozione di provvedimenti punitivi nei confronti di Teheran. «Le nuove misure non impediranno all’Iran di portare avanti un programma nucleare pacifico. Anzi, le sanzioni rafforzeranno la nostra volontà», ha sottolineato Mottaki nella missiva. Una posizione che ha incontrato subito la dura reazione di Obama, probabilmente infastidito anche dalla notizia diffusa dal Wall Street Journal secondo cui Teheran avrebbe ceduto a Damasco un sofisticato sistema radar in funzione anti israeliana, in violazione di una risoluzione Onu del 2007. «Oggi gli Usa varano le più dure sanzioni mai adottate verso l’Iran», ha dichiarato il capo della Casa Bianca. «Vorrei essere chiaro, affinché non ci siano dubbi, che gli Stati Uniti e la comunità internazionale sono determinati a impedire che Teheran si doti di armi nucleari». 
 
I provvedimenti Usa che hanno ricevuto ieri il via libera definitivo rappresentano l’ultimo passo in ordine cronologico dell’offensiva con cui da mesi Washington sta tentando di dissuadere la Repubblica Islamica a portare avanti il suo programma di arricchimento dell’uranio, che Teheran continua a sostenere abbia scopi pacifici ma che le potenze occidentali vedono invece come un primo passo verso la costruzione di armi atomiche.
 
Le misure mirano da un lato a impedire che il Paese mediorientale possa approvvigionarsi di benzina e altri combustibili (pur essendo uno dei principali produttori di greggio l’Iran non possiede un numero di raffinerie sufficiente a soddisfare il proprio fabbisogno), e dall’altro a colpire le banche e le società estere che intrattengono rapporti economico-finanziari con la Repubblica Islamica, in particolare nel settore dell’energia. In particolare alle società straniere che vendono prodotti ottenuti dal petrolio raffinato iraniano o sostengono le raffinerie di Teheran verrà vietato l’accesso al sistema finanziario americano.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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