Pakistan in ginocchio, oltre 400 morti per le piogge

Paolo Tosatti
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DISASTRI. Sono le peggiori precipitazioni degli ultimi decenni. Incalcolabile il numero dei feriti e dei dispersi, mentre gli sfollati hanno già raggiunto quota 400mila. Intere città e villaggi distrutti o isolati.

Oltre trecento millimetri d’acqua in soli tre giorni. Le peggiori piogge monsoniche degli ultimi decenni stanno mettendo in ginocchio il Pakistan, flagellato in queste ore da torrenziali precipitazioni, alluvioni, smottamenti e slavine. Il bilancio provvisorio delle vittime è di oltre 400 morti, con un numero non ancora calcolabile di feriti e dispersi, cui si aggiungono almeno 400mila sfollati. Secondo una prima stima dei danni, interi villaggi sono stati spazzati via dalla furia dei fiumi straripati dagli argini e si riportano pesantissimi danni alle vie di comunicazione, alle infrastrutture energetiche e di comunicazione, mentre molti centri minori sono completamente isolati.    
 
Nelle ultime ore 48 ore le piogge incessanti hanno fatto salire a dismisura il livello dei principali fiumi del Paese, che hanno rotto gli argini in più punti e abbattuto ponti,  strade e abitazioni. Centinaia di migliaia di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case, distrutte dalla forza delle corrente, sommerse o completamente allagate; altrettante sono invece bloccate in cittadine e villaggi dopo che le acque hanno interrotto le vie di fuga terrestri. È quanto accaduto nelle località di Kabal, Matta, Bari Kot, Charbagh, Khwaza Khela, Behrin e Babuzai. Secondo i media locali le regioni più colpite sarebbero quelle del Nord Ovest, e in particolare le zone rurali più povere, dove i contadini non hanno potuto far altro che subire passivamente la furia del maltempo. Anche le altre province del Paese, comunque, hanno riportato danni ingenti.
 
Sempre secondo un bilancio provvisorio, sarebbe la città di Shangla a registrare il maggior numero di morti, circa un centinaio. Nella Valle dello Swat, nel Nord-Est, si segnala il decesso di almeno 25 persone, mentre altre 16 sono state sepolte da uno smottamento di terra ad Alandar; nell’Upper Dir, nel Nord-Ovest, quasi 800 case, oltre 30 scuole, sei ponti principali, 28 minori e centinaia di ettari di terra hanno subito ingenti danni per il maltempo. 
 
Fra le centinaia di dispersi denunciati dai mezzi di comunicazione locale, anche tre tecnici cinesi impegnati in progetti idroelettrici nel distretto nord-occidentale di Kohistan. Al riguardo il ministro dell’Informazione della provincia colpita, Mian Iftikhar Hussain, ha precisato che altri 200 lavoratori cinesi sono completamente isolati nelle loro baracche. Nel distretto di Charsadda parte di una diga di recente costruzione è crollata inondando le piantagioni sottostanti, mentre almeno 10 persone sono morte nel crollo delle loro case a Peshawar. 
 
Le macchina dei soccorsi ha intanto cominciato a muoversi. Dopo aver decretato lo stato d’emergenza nazionale, il presidente della Repubblica Asif Ali Zardari ha preso contatti con le autorità provinciali e ha chiesto al premier Syed Yusuf Raza Gilani di coordinare i soccorsi e i necessari aiuti di emergenza.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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