Pakistan, un costoso traditore

Susan Dabbous
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AFGHANISTAN. Miliardi di dollari spesi e altri in arrivo. Islamabad è il peggiore boomerang nella lotta al terrorismo. Il sito Wikileaks rivela l’appoggio dei servizi segreti pakistani agli attacchi dei talebani nelle basi Usa.

Potrebbe sembrare la schermata di inizio di un videogame. Selezioni un data o un’operazione tipo “attacco aereo” (air assoult) e ti appaiono la sua localizzazione, il numero dei morti civili, quelli militari e le armi usate. In sintesi uno specchietto in cui sono riportati sei anni di bugie (dal 2004 al dicembre del 2009) della guerra in Afghanistan. Le rivelazioni del sito di informazioni riservate Wikileaks.org non sconvolge per quello che dice ma per la mole di informazioni che dà nei suoi 92mila dossier pubblicati.
 
In questi anni ci sono state centinaia di civili morti scomparsi nel nulla, o meglio, di cui non si è mai saputo nulla; c’era un’unità segreta incaricata di «uccidere o catturare» ogni talebano per eliminarlo senza alcun processo (anche se risulta piuttosto difficile dire chi è talebano o meno nel Paese dove a prevalere sono le distinzioni etniche e non ideologiche); c’è poi la storia dei droni Reaper (letteralmente “mietitori”), telecomandati a distanza da una base nel Nevada. Peccato però che i loro obiettivi fossero “sbagliati”, come durante la missione che ha visto la morte di 52 persone sotto il lancio di razzi in un villaggio nell’Helmand la settimana scorsa. Con il risultato che le forze della Nato sono riuscite ad incrementare la popolarità dei talebani, non solo nella terra dell’oppio ma anche nei Paesi confinanti. Da un punto di vista politico, però, la notizia più grave che emerge dai dossier è la collaborazione tra i servizi segreti pakistani (Isi) e i talebani. Parliamo del principale alleato militare dell’area a cui gli Usa hanno versato puntualmente un miliardo di dollari l’anno dall’inizio della guerra.
 

Proprio all’inizio di luglio il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton ha annunciato «altri 500 milioni di dollari» in aiuti a Islamabad, definendo Usa e Pakistan «partner uniti da una causa comune». Soldi benedetti «for security reasons», per ragioni di sicurezza. Che però ora mandano su tutte le furie i contribuenti americani. Che al loro risveglio ieri hanno scoperto sul New York Times, che ha avuto l’esclusiva americana da Wikileaks,che i loro soldi sono andati a finire nelle mani di un Paese che fa il doppio gioco, aiutando da un lato gli Usa «a combattere al Qaeda e il terrorismo» e condividendo dall’altro con i talebani informazioni strategiche per facilitare loro gli attacchi alle basi americane.
 
L’intelligence pakistana ha facilitato il network dei terroristi e ha offerto supporto logistico per l’eliminazione fisica di alcuni politici afgani. Gli americani, quindi, si sentono presi in giro. Un conto è aiutare «i ragazzi» che servono eroicamente il Paese «affinché non ci siano altri 11 settembre», altra cosa è finanziare i propri assassini. In nove anni sono cambiate strategie militari e comandanti. La transizione del potere da Bush al democratico Obama non ha però cambiato la retorica patriottica per giustificare la guerra in Afghanistan. Oggi si scopre che delle differenze negli anni ci sono state ma solo nelle armi utilizzate. Per la prima volta, in quella che è stata definita la più grande fuga di notizie della storia militare americana, è emerso che dall’arrivo di Obama alla Casa Bianca, le truppe Usa «usano molti più droni (aerei senza piloti) malgrado le loro performance siano meno efficienti di quanto ufficialmente riferito. Alcuni si sono schiantati al suolo o si sono scontrati in volo, costringendo le truppe americane a intraprendere operazioni di recupero prima che i talebani riuscissero ad impadronirsi dell’armamento e della tecnologia».
 
La Cia, inoltre, «ha allargato le operazioni paramilitari e dal 2001 al 2008 e ha finanziato l’intelligence afgana, trattandola come una sua affiliata». La Casa Bianca si ritrova ora nella scomoda posizione di doversi difendere di fronte all’evidenza, tant’è che il senatore John Kerry ha già chiesto di ricalibrare i rapporti con il Pakistan. Il consigliere per la sicurezza nazionale di Barack Obama, James Jones, ha condannato con forza la pubblicazione del materiale riservato: «Possono mettere a rischio e minacciare la nostra sicurezza nazionale», ha detto. Il fondatore di Wikileaks, Julien Assange, intervistato dalla Cnn, ha difeso invece la decisione di pubblicare quei documenti perché «fanno emergere il vero squallore della guerra, e permettono alla gente di decidere se continuare a sostenerla oppure no». Operazione difficile se le verità vengono nascoste. 

 
 

 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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