Pdl alla resa dei conti
DAL TRANSATLANTICO. Nel Popolo delle libertà la componente finiana continua ad essere messa sotto accusa dai berluscones. E ora i seguaci di Gianfranco Fini temono imboscate nel voto sul ddl intercettazioni.
Gianni Alemanno, sindaco di Roma, ha convocato nel fine settimana i Circoli di Nuova Italia a Orvieto. Da lì sono partiti molti siluri contro il deputato Fabio Granata, finiano, vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia, che aveva criticato la politica di alcuni esponenti del governo nella lotta alla mafia. La polemica era stata avviata da Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera, che aveva posto un aut aut al finiano: o fuori dal partito o deposizione autocritica davanti ai probiviri del Pdl.
A Orvieto è stato un fuoco di fila contro Granata, quasi si trattasse di una artiglieria: prima il ministro Ignazio La Russa, poi qualche peones ex Alleanza nazionale. Infine Alfredo Mantovano, sottosegretario agli Interni: «Chiedo al presidente della Camera che dica qualcosa di chiaro e definitivo sulla vicenda. Non lo chiedo, anzi lo esigo sulla base della mia storia, sulla vicinanza mia al presidente della Camera e sull’azione che il governo sta facendo contro la criminalità organizzata».
Granata ha gioco facile a replicare: «Non ho davvero nulla di cui scusarmi. Si strumentalizzano affermazioni serie ed equilibrate da me portate avanti nel contesto della Commissione antimafia e che erano riferite all’inopinata negazione da parte della Commissione ministeriale presieduta da Mantovano del regime di protezione per Spatuzza, considerato attendibile da ben tre Procure sulla questione delle stragi del 1992».
Il vero obiettivo del tiro a bersaglio è naturalmente Fini. Si colpisce Granata per indurre il presidente della Camera a qualche reazione. E Fini, in colloqui privati, avrebbe detto di non aver apprezzato la radicalità delle parole usate da Granata nei confronti di Mantovano ma di condannare l’invito di affidare il contenzioso ai probiviri del Pdl. Per Fini, il tema di fondo resta intatto: la legalità deve far parte della carta di identità del Pdl che ha confondato con Berlusconi.
I finiani (e ovviamente lo stesso Fini) temono però imboscate in questi ultimi giorni di vita parlamentare prima della pausa estiva che spezzino il filo della loro appartenenza al Pdl. Scontato il varo della manovra economica con il voto di fiducia, l’incognita riguarda il disegno di legge sulle intercettazioni. Berlusconi insiste per il voto finale della Camera nella prima settimana di agosto, obiettivo impossibile da raggiungere a meno di un ennesimo voto di fiducia. Ma di sicuro il 29 e il 30 luglio si potrebbero votare a scrutinio segreto nell’Aula di Montecitorio le pregiudiziali di costituzionalità presentate dall’opposizione.
I finiani, che hanno strappato notevoli migliorie al testo, temono l’imboscata politica: a votare a favore delle pregiudiziali ci penserebbe anche un manipolo di berlusconiani che poi addosserebbero ai deputati della corrente di Fini la responsabilità dell’affossamento del disegno di legge. I timori da imboscata la dicono lunga sullo stato di tensione esistente tra finiani e berlusconiani. La rottura è certa, il problema è quando e su cosa.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







