Prima la guerra, poi il divorzio
POLITICA. Continua la guerra nel Pdl. Il j’accuse di Bocchino: «Ieri Verdini ha confermato di non essere più in condizioni, anche psicologiche, di fare il coordinatore Pdl». E lui: «Gli chiederò di consigliarmi uno psichiatra».
E' l’ora x. Berlusconi si è stancato e ha deciso di rompere con Fini. Cosa accadrà dopo l’annunciato divorzio? Se i due litigano, avverte Bossi, «non vuol dire elezioni», Prima viene il federalismo. E Bersani apre ad un governo di transizione per fare una nuova legge elettorale. Stando ai rumors del Transatlantico la misura per il Cavaliere sarebbe colma. Stanco di stare sulla graticola, avrebbe deciso di prendere in mano la situazione e presentare il conto al Presidente della Camera. Il quale non sembra aver timore dello show down, anzi, non ha fatto nulla per smorzare i toni negli ultimi giorni.
Gli attacchi del Giornale di Vittorio Feltri, che non perde occasione di ricordare la passata liaison tra la compagna di Fini, Elisabetta Tulliani, e Luciano Gaucci, poi, non contribuiscono a rasserenare il clima. Peraltro tesissimo anche tra i seguaci dei capi. Italo Bocchino, che con Granata e Briguglio aveva già chiesto le dimissioni di Verdini dagli incarichi di partito, rincara la dose e afferma: «Con la sua conferenza stampa ha confermato di non essere più in condizioni, anche psicologiche, di fare il coordinatore del Pdl e sarebbero peraltro ancor più opportune le sue dimissioni». Lo scambio di cortesie non si ferma qui.
«E già, e infatti dopo vado dallo psichiatra... Anzi - ironizza Verdini – magari me ne consiglia uno Bocchino... Ricordo che il Pdl si è stretto intorno a lui quando fu al centro di un’inchiesta per cui il gip aveva chiesto anche l’arresto». La rottura è ormai nei fatti, anche se si cerca di trattare ancora e sembra proprio che non ci siano più margini di riconciliazione. Fabrizio Cicchitto è piuttosto esplicito. «In questo momento – dice il capogruppo Pdl - ci sono tutte le possibilità: è una questione politica seria, il nostro elettorato non sopporta una lunga conflittualità. è evidente che non si può proseguire con lo stillicidio permanente che indebolisce tutti».
Le mancate dimissioni di Verdini e del sottosegretario Caliendo, entrambi indagati ed entrambi nel mirino dei cecchini di Fini, dimostrano che Berlusconi non ha più intenzione di cedere alla minoranza sulla questione morale, dopo aver ‘“sacrificato” Brancher e Cosentino. Il divorzio tra i due cofondatori del Pdl è dato per scontato, tanto che Bersani in Aula offre al centrodestra una sponda per un governo di larghe intese. «Noi – dice il segretario del Pd - siamo disponibili a una fase di transizione che permetta di creare, in primo luogo, una corretta democrazia parlamentare a partire dalla riforma elettorale. A voi la responsabilità, dovete decidere se continuare a forzare la mano, con atti di arroganza oppure assumervi una responsabilità nuova».
Sarà anche perché l’opposizione non appare pronta al voto. Che neanche il Quirinale vede di buon occhio. Timide aperture anche da parte dell’Idv, con Di Pietro che lancia ancora messaggi a Fini e Bersani per entrare con lui nel “partito della legalità”, alternativo al Pdl di Berlusconi.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






