Se la barca è di rifiuti
ECOMOBILITA'. Dopo 130 giorni di navigazione nell’Oceano Pacifico Plastiki è arrivata a Sidney. Il catamarano, costruito solo con bottiglie di plastica, è salpato da San Francisco ed ha percorso 8mila miglia.
Dopo un lunghissimo viaggio di quattro mesi e un tragitto di oltre 10mila miglia nautiche, si è conclusa lunedì scorso a Sydney l’avventura di Plastiki, il catamarano di 18 metri costruito con dodicimila bottigliette di plastica. La barca dell’inglese David De Rothschild, rampollo della celebre famiglia di banchieri, è salpata a febbraio da San Francisco e ha attraversato il Pacifico con un solo obiettivo: sensibilizzare l’opinione pubblica sullo sversamento indiscriminato di rifiuti negli oceani. Una pratica che in Pacifico ha creato la Garbage Patch, l’isola di plastica che gli esperti ritengono grande quanto la Gran Bretagna, dovuta ad una corrente del Pacifico che in quella zona crea un vero e proprio vortice.
Ci ha creduto e alla fine ce l’ha fatta. Certo, con i soldi della famiglia, ma David De Rothschild ha lavorato per tre anni a questo progetto: percorrere l’Oceano Pacifico su una barca di 20 metri fatta di bottiglie di plastica vuote. L’idea è stata ispirata all’impresa del Kontiki, la zattera di tronchi con cui il norvegese Thor Heyerdahl attraversò il Pacifico nel 1947. Proprio per questo De Rothschild ha deciso di chiamare il suo mezzo Plastiki, ricordando appunto il nome del mezzo in legno. L’imbarcazione è una struttura a catamarano con due scafi di bottiglie vuote legate insieme e coperte da un telo di plastica.
Al momento di salpare da San Francisco in un’intervista al quotidiano Usa Today ha spiegato il lungo processo di costruzione, la base della struttura è fatta interamente in plastica riciclata e supportata da bottiglie intere incollate tra la loro che hanno garantito una naturale, ma anche affidabile, galleggiabilità. La barca a vela, poi, è stata resinata utilizzando una colla organica a base di zucchero di canna e noce di acajou e si è servita di energia proveniente soltanto da fonti rinnovabili. In extremis anche con l’energia cinetica, grazie alla cyclette di bordo che attiva una pala eolica. Oltre a De Rothschild, che ama definirsi un eterno Peter Pan, (il suo motto è «si è giovani una volta sola ma si può restare immaturi per tutta la vita») anche gli altri cinque “econavigatori” non sono certo dei tipi “convenzionali”.
Durante il viaggio hanno deciso di dissetarsi con la propria urina depurata. Plastiki sarà ora esposta al museo marittimo di Sydney, dove è previsto un vero e proprio pellegrinaggio di ambientalisti e curiosi visto il grande seguito che ha avuto l’odissea dell’imbarcazione ecologista durante questi 4 mesi. Salpata da San Francisco, Plastiki ha fatto diverse tappe: Kiribai, Samoa Occidentali e Nuova Caledonia. Soste in cui si è rimarcata l’importanza di proteggere gli oceani. «Dopo 120 giorni in mare siamo molto eccitati all’idea di raggiungere Sydney - ha scritto Rothschild poco prima di arrivare-. Una città con una lunga storia di cura e di protezione dell’ambiente marino. Speriamo che gli abitanti verranno in massa per vederci. Consegneremo uno spettacolare messaggio in bottiglia».
Non gettare rifiuti in mare.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







