Un’Italia irrespirabile
AMBIENTE All’ondata di caldo, che oggi tocca il suo apice (livello 3 in sette grandi città), si aggiunge l’allarme ozono lanciato da Legambiente. La metà dei capoluoghi ha superato “la soglia d’informazione”
Per apprendere quanto le temperature degli ultimi tempi siano bollenti non è certo necessario sfogliare i giornali. Il bollettino di questi giorni e di quelli, preoccupanti, a venire merita comunque una particolare attenzione. Secondo il monitoraggio reso noto dalla Protezione civile, l’escalation dell’allerta caldo raggiunge infatti oggi il suo vertice, toccando il livello tre (quello cioè più elevato, in cui si registrano condizioni meterologiche a rischio persistenti, per tre o più giorni, alle quali corrispondono interventi di prevenzione per le persone maggiormente esposte) in ben sette grandi città, collocate nell’area centro-Nord: Bolzano, Bologna, Brescia, Firenze, Genova, Roma e Torino. La giornata odierna, rovente come quelle di domani e dopodomani, è anche il momento per il ministro della Salute Ferruccio Fazio di convocare i responsabili di Regioni e Comuni e verificare l’attuazione del Piano operativo 2010 per agire sugli effetti dell’ondata di calore sulla popolazione. Sensibilizzazione, informazione, prevenzione, pronto intervento le classiche parole d’ordine da diffondere tra servizi sociali e Asl competenti. Ma le conseguenze dell’afa sono devastanti e molteplici: per dirne una, Coldiretti ha stimato che i danni per l’agricoltura ammontano al 25 per cento tra produzione, commercio e consumo.
Sul fronte degli allevamenti, invece, a preoccupare è il calo della produzione del latte bovino: meno 15 per cento nel caso della Liguria. Ennesimo campanello d’allarme l’ha fatto poi squillare ieri Legambiente: secondo i dati registrati dall’associazione ambientalista e dal portale www.lamiaaria. it (che offre previsioni sulla qualità dell’aria e consigli per fronteggiare l’inquinamento), l’emergenza ozono è tornata a farsi alta. Trentanove capoluoghi italiani, ovvero la metà di quelli monitorati, ha infatti superato almeno una volta la media oraria di livelli di concentrazione superiori a 180 μg/m³ misurata per tre ore consecutive. Vale a dire la cosiddetta “soglia di informazione”, oltre la quale le amministrazioni locali sono obbligate ad avvisare la popolazione sui possibili rischi per la salute. Oltretutto, sono già 10 su 52 le città capoluogo che, ad oggi, hanno oltrepassato il limite annuale di 25 giorni di superamento giornaliero di ozono, stabilito per la protezione della salute umana dalla nuova normativa. La triste graduatoria dell’aria irrespirabile vede in vetta Novara con 59 giorni di ozono off-limits dal primo gennaio ad oggi. La segiono Genova, Alessandria, Vercelli, Matera, Asti, Udine, Parma, Cuneo e La Spezia. Località che, oltre alla colonnina di mercurio debbono quindi tenere d’occhio anche l’agente inquinante, che viene prodotto dalle emissioni di veicoli a motore, dai processi di combustione e dai solventi chimici in presenza di un forte irraggiamento solare. Alle conseguenze dell’asfissiante stagione estiva, si aggiungono così i possibili gravi danni al sistema respiratorio e polmonare di cui l’ozono è principale causa.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







