Un Lodo tutto per lui

Aldo Garzia

DAL TRANSATLANTICO. II presidente della Commissione Giustizia del Senato Berselli: «Bisogna uniformare il trattamento riservato al presidente della Repubblica anche al premier e ai ministri». L’Udc: il troppo stroppia.

All’inizio, mercoledì, sembrava una boutade di fine giornata politica. Poi, con il passare delle ore, si è passati dalle indiscrezioni alla vera e propria notizia: la maggioranza ha deciso di ritoccare il testo del cosiddetto Lodo Alfano per stabilire la non processabilità del presidente del Consiglio e dei ministri anche in eventuali processi iniziati prima dell’assunzione delle rispettive cariche istituzionali. È questa la proposta contenuta nel parere sul Lodo Alfano che la Commissione Giustizia del Senato, presieduta da Filippo Berselli del Pdl, ha consegnato alla Commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama alla vigilia della ripresa dell’iter parlamentare del provvedimento.
 
«La proposta è quella di uniformare il trattamento riservato al presidente della Repubblica anche al premier e ai ministri», ha spiegato lo stesso Berselli in ossequio alle decisioni prese dalla riunione della Consulta sulla giustizia del Pdl. Su questo nuovo testo il voto della Commissione Giustizia potrebbe esserci già martedì prossimo. Ieri è arrivato il via libera alla modifica proposta dal Pdl pure da parte della Lega. Dice infatti Umberto Bossi: «Si tratta di piccole cose. Il presidente del Consiglio deve badare a un Paese, qualcosa gli devi». Deciso no invece da parte di Pd e Idv che annunciano una ferma opposizione. Meno scontato l’altolà di Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc: «Il troppo stroppia. Un conto è il Lodo che copre le specifiche funzioni del premier, un conto è quello che si vuole fare. Penso sia un grandissimo errore».
 
Il disegno di legge a cui lavora la maggioranza - che se approvato avrà un valore pari alla Costituzione, anche se non la cambia - conferma l’obiettivo di fornire a Silvio Berlusconi uno scudo contro i suoi processi (in corso e futuri), che era poi il vero scopo dell’iniziale Lodo Alfano (la legge è poi stata bocciata lo scorso anno dalla Corte costituzionale). Per il Pd, il tempo per approvare un Lodo definitivo scade nell’ottobre 2011, quando decadrà la legge sul “legittimo impedimento” (consente al premier e ai ministri di bloccare i propri processi per 18 mesi), se la Consulta non farà decadere anch’essa accogliendo i ricorsi già presentati.
 
Con le modifiche annunciate sul Lodo Alfano, Pdl e Lega aprono così un nuovo fronte di iniziativa parlamentare dopo la forzatura della riunione dei capigruppo di Montecitorio che ha deciso a maggioranza che la discussione dell’Aula sul ddl relativo alle intercettazioni inizi il prossimo 29 luglio, malgrado Gianfranco Fini, che di Montecitorio è presidente, avesse espresso un parere diverso. Non vanno dimenticati gli altri fronti parlamentari che restano aperti da qui alla pausa estiva. Innanzitutto la manovra economica: ieri hanno scioperato i magistrati contro i tagli alle loro tredicesime mentre gli enti locali non hanno ancora trovato una mediazione soddisfacente con il governo.
 
Poi c’è il “caso Brancher”, ministro fantasma per l’Attuazione del decentramento, di cui Pd, Idv e Udc chiedono le dimissioni. Giovedì 8 verrà discussa la mozione di sfiducia delle opposizioni alla Camera.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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