Una luce verde per il Sud

Giuliano Rosciarelli
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DOSSIER La green economy è la speranza per il nostro Mezzogiorno in crisi. Lo dice il rapporto dello Svimez.Dal 2000 al 2008 la potenza degli impianti e l’elettricità prodotta con le rinnovabili è fortemente cresciuta

 
C’è una luce in fondo al tunnel che dà speranza al meridione d’Italia: la chiamano green economy e per molti significa opportunità. Sono i numeri a confermarlo, come quelli raccolti nel rapporto presentato ieri a Roma dell’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno (Svimez). Dal 2000 al 2008 – rivela lo Svimez - la potenza degli impianti e l’elettricità prodotta con le rinnovabili al Sud è cresciuta in modo rilevante, nonostante la crisi. Nel periodo in questione la potenza è salita del 108 per cento nel Mezzogiorno e l’elettricità prodotta del 151 per cento, staccando di 3 e 4 volte il dato nazionale (rispettivamente 31 per cento e 15 per cento). Quote ancora più grandi a livello regionale: la Sardegna e la Puglia aumentano la produzione di 5 volte, la Sicilia addirittura di 10. Una risorsa immensa che andrebbe però sfruttata meglio: la bassa qualità delle infrastrutture presenti, la rete elettrica arretrata e le interruzioni di servizio elettrico – avverte infatti il rapporto – scoraggiano l’attrazione di altre industrie al Sud dove si spende solo lo 0,87 per cento del Pil in ricerca e sviluppo contro l’1,28 per cento del Centro- Nord. Anche la percentuale di occupati nel settore la dice lunga sulla scarsa capacità innovativa delle imprese meridionali: solo 1,86 ogni 1.000 abitanti, infatti, contro il 4,4 del Centro-Nord. Debole anche l’attività brevettuale: solo undici brevetti registrati per milione di abitanti contro gli 88 del resto del paese.
 
A mancare sono quindi le risorse: i contributi statali non superano i 500mila euro a progetto e di capitani coraggiosi disposti a rischiare soldi in settori innovativi, il capitalismo italiano ne conosce pochi. In sette anni, dal 2000 al 2008 al sud sono arrivate solo le briciole: gli investimenti privati realizzati facendo ricorso al venture capital e al private equity non hanno superato il 3 per cento del totale. La “questione meridionale”, avverte lo Svimez, necessita di interventi urgenti. «Il settore delle rinnovabili è ormai maturo ma sfruttato malissimo – ha commentato Angelo Bonelli, presidente dei Verdi – sul quale influiscono negativamente alcune componenti: sicuramente l’incapacità delle amministrazioni locali nell’orientare risorse ma anche e soprattutto la totale assenza del governo. Basti pensare che il decreto sul Conto energia deve ancora essere approvato. Questo crea un clima di incertezza che scoraggia gli investimenti. Alcune risorse provenienti dai fondi Fas potevano ad esempio essere utilizzate per finanziare la creazione di una filiera completa delle rinnovabili; perché va bene la produzione di pannelli fotovoltaici ma abbiamo le capacità anche per occuparci della componentistica (ad esempio per il mini- eolico)». Per intervenire, l’istituto stima un costo di 49 miliardi di euro, di cui 11 miliardi già disponibili e quasi 38 da reperire, da dedicare al potenziamento dell’Autostrada Salerno-Reggio Calabria e della Statale Jonica; la realizzazione di nuove tratte interne alla Sicilia; l’estensione dell’Alta Capacità (se non dell’Alta Velocità) nel tratto ferroviario Salerno-ReggioCalabria-Palermo- Catania (a completamento del Corridoio I Berlino- Palermo); il nuovo asse ferroviario Napoli- Bari; infine, il Ponte sullo Stretto. Forme di finanza di progetto e di partenariato pubblicoprivato gli strumenti più adatti al reperimento delle risorse.
 
La programmazione degli interventi strategici – sempre secondo lo Svimez - andrebbe affidata ad una sorta di “Consiglio per la coesione nazionale” deputato a impegnarsi in pochi grandi progetti strategici prioritari. Accanto, un’Agenzia indipendente di natura tecnica, di supporto operativo alle decisioni del Consiglio, e destinata alla progettazione. «Il successo del sud passa inevitabilmente per una economia che deve avere ispirazioni diverse rispetto al resto del Paese. Agricoltura, turismo, energia rinnovabile – aggiunge Maurizio Gubbiotti di Legambiente – qui però è difficile fare tutto. Ci sono degli impedimenti che altrove non trovi. La ricerca è debole perché è difficile trovare i soldi e quei pochi che arrivano spesso arrivano nelle mani della criminalità organizzata. Le indicazioni dello Svimez sulle infrastrutture sono giuste – aggiunge – ma attenti alle facili suggestioni. Il Ponte sullo Stretto, oltre a costarci caro, non risolve i problemi. Che senso ha unire due regioni come la Calabria e la Sicilia che poi non hanno ferrovie e in alcuni casi neanche le strade? Diciamo che le priorità sono altre».

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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