Una stangata per Roma
MANOVRA. Già oggi i cittadini laziali sono quelli che più di tutti contribuiscono alle entrate del fisco locale.
Vivere e lavorare a Roma sarà un lusso che non tutti potranno permettersi. Con la nuova manovra anti-deficit infatti, vivere nella Capitale costerà il doppio rispetto a Milano. Quello che sulla carta è uguale per tutte le regioni in cui esiste un grave deficit del bilancio sanitario, ovvero un aumento dello 0,30% dell’imposta regionale sui redditi, e dello 0,15% sulle attività produttive, si tradurrà nel Lazio in una vera e propria stangata. Nella sola regione Lazio infatti, si calcola che la maggiorazione della tassazione porterà circa il 60% dei 629 milioni di euro che il nuovo giro di vite dovrebbe garantire.
A differenza di quello che si potrebbe pensare ad una prima lettura di questi dati, il maggior gettito fiscale che proverrà dalla Capitale non dipenderà dal maggior numero di cittadini rispetto altre zone d’Italia, tanto che in Campania risiedono 200mila persone in più. La vera motivazione si trova nel fatto che Roma e dintorni rappresentano l’unica area dinamica dal punto di vista economico, e di conseguenza ricca anche sul piano fiscale. Già oggi i cittadini laziali, a dispetto dello slogan leghista “Roma ladrona”, sono quelli che più di tutti contribuiscono alle entrate del fisco locale, versando ogni anno, in media, 360 euro pro capite, contro i 270-290 euro di media delle altre regioni; con l’ulteriore stretta del governo questa cifra raggiungerà i 437 euro.
Ma potrebbero anche essere di più. Chi ha un reddito di 30mila euro, a Milano dovrà versare 330euro, mentre a Roma la cifra sale a 660euro, che potrebbero essere però anche di più, fino a 780euro, se il Comune deciderà di sfruttare al massimo la possibilità offerta dalla manovra correttiva di ritoccare l’imposta sui redditi. Per chi ha un reddito di 15mila euro/anno, gli aumenti delle addizionali Irpef e Irap, si tradurranno in un aumento di 45euro (da 210 a 255euro), chi guadagna 20mila euro l’anno dovrà versare 340euro anziché 280, e chi porta a casa uno stipendio di 25mila euro all’anno ne pagherà 425 anziché 350. Ad essere colpiti però non saranno soltanto i cittadini.
L’aumento dell’Irpef è previsto anche per le imprese: per un’azienda che fattura due milioni di euro l’anno, la tassa regionale arriverà a sfiorare i 100mila euro, mentre nello stesso caso in Lombardia se ne pagheranno meno di 80mila. Forti preoccupazioni sono già state espresse dalla CNA di Roma, che teme “seri guasti al sistema della minore impresa romana e laziale, aggravando le difficoltà che le imprese stanno affrontando”. Ma gli aumenti delle addizionali Irpef e Irap non sono l’unica sorpresa per i cittadini laziali. Nella notte tra il primo e il 2 luglio infatti, in Campidoglio è stato approvato l’aumento della TARI, la tassa sui rifiuti.
Ventotto voti a favore, otto contrari, e la tassa di riscossione sulla spazzatura sale del 9,8% per le famiglie, e del 12,5% per le imprese. Di fatto l’Ama intascherà per il 2010, 630 milioni di euro: 275 dalle utenze domestiche e 355 da quelle commerciali. Riduzioni invece sono state deliberate per le scuole, compreso quelle private, e per gli stabilimenti balneari.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






