Varata la manovra Tremonti
FINANZIARIA. Definitivamente approvato il pacchetto di misure da 24,9 miliardi di euro. Pesante il bilancio per l’ambiente: Parchi allo sfascio e tagli ai certificati verdi. Enti locali ancora in rivolta.
«L’accesso all’acqua potabile è un diritto umano fondamentale». Non è una scritta su uno striscione di uno dei migliaia di comitati che in tutto il mondo si battono per veder riconosciuta a ogni essere umano la possibilità di bere, lavarsi, cucinare e curarsi. È la parte centrale della storica risoluzione approvata la notte scorsa dall’Assemblea generale delle Nazioni unite dopo più di 15 anni di dibatti e scontri all’interno della comunità internazionale. Un documento, che, seppure come tutte le decisioni dell’organo plenario non è giuridicamente vincolante, rappresenta un indubbio passo in avanti per il diritto internazionale e un’importante conquista di principio per la lotta che in molte parti del pianeta organizzazioni, associazioni, sindacati e movimenti hanno ingaggiato contro le politiche di privatizzazione dei servizi idrici intraprese da governi e autorità locali.
La proposta è stata presentata dalla Bolivia, ed è passata con il voto favorevole di 122 Paesi, nessun contrario e 41 astensioni. Nel testo si afferma che «l’accesso a un’acqua potabile pulita e di qualità, e a servizi sanitari di base, sono un diritto dell’uomo, indispensabile per il pieno godimento del diritto alla vita».
Sul fronte Certificati verdi è stata confermata la possibilità per il Gse di riacquistare i certificati in esubero dal mercato, ma le risorse sono state ridotte del 30%.
Tagli anche sul fronte delle spese diplomatiche, con le feluche in agitazione anche se mantengono inalterata la diaria per incarichi all’estero dei diplomatici. Il ministro degli Esteri Frattini ha annunciato battaglia in autunno. Il fronte invece è ancora aperto per quanto riguarda le Regioni, che protestano per i pesanti tagli (8,5 miliardi di euro entro il 2011). La trattativa con il governo è tuttora in corso, i governatori guardano al decreto sul federalismo per ottenere qualche forma di compensazione.
I tecnici della Camera vedono il rischio di una manovra bis entro l’anno, qualora la crescita non sarà più sostenuta di quella prevista nella Relazione sull’economia.
Altro fronte caldo è quello degli agricoltori: è stata approvata infatti la dilazione al 31 dicembre per il pagamento delle rate delle multe dei produttori che hanno aderito alle rateizzazioni, scatenando però le proteste anche delle grandi organizzazioni agricole (Coldiretti, Confagricoltura e Cia) che ritengono ingiusto un “premio” a quelli che hanno definito i “furbetti”, quando il governo non ha concesso la proroga di alcune agevolazioni al settore.
Dubbi anche da parte della Commissione Ue, che ha chiesto all’Italia rassicurazioni sul fatto che le norme non siano in contraddizione con la linea europea e con gli impegni presi dal governo italiano su un’applicazione rigorosa ed effettiva del sistema delle quote latte.
Conti aperti anche con le forze di polizia e difesa, interessate anche loro dal congelamento degli stipendi pubblici. Per lenire l’impatto sul personale pubblico impegnato nel settore della sicurezza è stato anche approvato un ordine del giorno, appoggiato dai ministri Maroni e La Russa, che propone al governo di non considerare ai fini del tetto le indennità operative delle Forze armate, l’indennità pensionabile delle Forze di polizia, l’assegno funzionale e l’omogeneizzazione retributiva, gli incrementi stipendiali parametrali non connessi a promozioni, le indennità per trasferimento, missione e presenza qualificata in servizio. Ma tutti i sindacati di categoria si aspettano da Tremonti una sorta di compensazione postuma nella prossima finanziaria.
Ancora irrisolta infine la questione Cultura dove i tagli saranno di molto superiori ai 58 milioni di euro previsti.
A questi infatti bisogna aggiungere la riduzione che subirà il Fus (Fondo unico spettacolo) di 110 milioni di euro e 13 milioni di risparmio e taglio dei finanziamenti a enti fondazioni e comitati. Federcultura stima una perdita per il settore pari a circa 1,1 miliardi di euro e annuncia per settembre iniziative “eclatanti” sostenute anche dall’Anci che sempre a settembre presenterà un libro bianco dedicato ai risvolti della nuova situazione ed alla penalizzazione del settore, con proiezioni su casi specifici.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






