Venezia, oltre il Mondiale

Riccardo Bottazzo (Terra a Nordest)
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CALCIO. Mentre in Sudafrica si gioca, in Laguna si lancia l’azionariato popolare per salvare la squadra neroverde.

La notizia non è esattamente una di quelle che ogni giorno vengono sparate nelle prime pagine dei quotidiani nazionali. Al massimo si guadagna un paio di colonne nei giornali locali, incastrate tra una pubblicità e l’altra, nell’ultima pagina di cronaca della città. Neppure l’onore di una apertura nelle pagine dello sport, pur se di calcio stiamo parlando, che continuano a puntare i riflettori sulla figuraccia mondiale della nostra nazionale e a invidiare le prodezze di Villa e Klose.
 
Niente da eccepire: il destino di una squadra sprofondata in serie D, pur se dal glorioso passato come il Venezia, non ha certo la stessa rilevanza giornalistica della prossima maglia di Balotelli o degli acquisti stellari di Milan e Juve. Eppure anche questo è calcio. Anzi, potremmo dire che proprio questo è il calcio. Il calcio che ci piace, lontano da scandali, veline, sponsorizzazioni miliardarie e capitali di dubbia provenienza. Utopie? Può darsi.

 
Ma “fioi, ghea podemo far!” Ragazzi, ce la possiamo fare! Più un incoraggiamento che uno slogan, questo che capeggiava sopra lo striscione appeso, mercoledì 30 giugno al Palaplip di Mestre, durante l’assemblea costitutiva di Venezia United. Di che si tratta? Venezia United è una neonata associazione con lo scopo di creare una “public company” che affianchi gli attuali proprietari della squadra del Venezia. In pratica, Venezia United ha lanciato un’operazione di azionariato popolare per trasformare i tifosi da semplici spettatori a proprietari della loro squadra del cuore. Nel Belpaese, dove il calcio si misura col metro dei milioni di euro, pare quasi di bestemmiare a raccontare di impiegati, operai, casalinghe, studenti, commercianti e gondolieri (siamo pur sempre a Venezia) che si costituiscono in società per comperarsi la loro squadra. Eppure oltralpe, dove l’azionariato popolare ha ben altra tradizione, il fenomeno è consolidato e vanta precedenti illustri come, tanto per portare un paio di beneauguranti esempi, Barcellona e Manchester United. 
 
Il Football Club Unione Venezia – così si chiama la squadra di casa reduce da una lunga ed ininterrotta serie di fallimenti e retrocessioni che l’hanno vista sprofondare dalla serie B al campionato dilettanti – sta per diventare il primo, e sino ad ora anche unico, club italiano a partecipazione pubblica. Non a caso, a tenere a battesimo la nuova associazione, costituita da tanti tifosi storici arancioneroverdi, è stato il Comune di Venezia con il vicesindaco Sandro Simionato e l’assessore allo sport Andrea Ferrazzi che hanno garantito il costante impegno dell’amministrazione ad accompagnare Venezia United su questo difficile percorso. 
 

Per “far parte di un sogno” e diventare “proprietario del tuo club”, come si legge nei depliant distribuiti dalla nuova public company, è sufficiente acquistare una azione da 10 euro o da 50 (quota sostenitore). Per le aziende è prevista una “partnership for business” di 500 euro o più con rilascio di regolare fattura e relativa deducibilità fiscale. Il primo obiettivo è di associare 3 mila persone e raccogliere 300 mila euro da investire nell’aumento del capitale sociale del Fbc Unione Venezia.
 
«All’interno dell’associazione ogni socio avrà diritto ad un voto, indipendentemente dal numero di azioni in  suo possesso – spiega Franco Vianello Moro, eletto presidente pressoché all’unanimità dall’assemblea costituente-. Venezia United è una associazione aperta a tutti e vuole rispondere in maniera positiva alla crisi generalizzata del calcio. C’è tanto da lavorare, ma la grande e qualificata partecipazione della cittadinanza alla fase propedeutica di questa iniziativa, ci stimola e conforta. Il sostegno e la partecipazione della gente aiuterà ad aprire un processo virtuoso di cui si sente tanto il bisogno in questo calcio prefallimentare o fallito».  

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Il benaugurante esempio oltre

Il benaugurante esempio oltre al Barcellona non é certo il Manchester United che accumula ogni anno migliaia di debiti cercando di scaricarli sui tifosi quanto invece l'F.C. United of Manchester che è stato creato dagli stessi tifosi del Manchester United e che funziona al 100% come un Public Company.

Opps

Scusate tanto... ho confuso i due Manchester...

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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